“minori vittime e autori di violenza tra crisi della famiglia e devianza sociale”

 

” Seminario AMI

“minori vittime e autori di violenza tra crisi della famiglia e devianza sociale”

COSENZA L.TELESIO 27 aprile 2022

Marilina intrieri

 

Sono lieta di partecipare a questo seminario dal titolo :”minori vittime e autori di violenza tra crisi della famiglia e devianza sociale.

Certamente sul disagio giovanile  impattano i temi dell’esclusione e della povertà educativa

E il tema dei reati che vede coinvolti bambini e ragazzi, come vittime e come autori, e quello della criminalità minorile, necessitano di  forti interventi di prevenzione per contenere i costi ec e sociali altissimi delle devianze giovanili.

Il 3% del bilancio del Ministero della Giustizia riguarda la giustizia minorile e di comunità.  Nel 2019, lo stanziamento definitivo a consuntivo per il programma giustizia minorile è stato pari a 292,87 milioni di euro – che include tutte le spese di funzionamento del sistema penale minorile comprese  quelle dell’esecuzione penale esterna-  su circa  8,9 miliardi della missione giustizia.

Il Centro studi Nisida sottolinea  che “le condizioni di degrado sociale e culturale e totale assenza di strutture sociali di aggregazione e prevenzione costituiscono terreno fertile per l’espansione della criminalità organizzata.

Del resto la forza delle strutture criminali non si fonda soltanto sugli enormi patrimoni gestiti o sulle collusioni con le istituzioni economiche e politiche  ma anche sulla possibilità di controllare intere aree dove le strutture sociali primarie sono carenti.

I cambiamenti in bambini e ragazzi nella fase di  crescita sia a livello psicofisico  che nello sviluppo della propria personalità, nei processi di apprendimento, lo sviluppo  delle proprie reti sociali e di amicizia, hanno un picco nell’adolescenza e verso l’età adulta.

Gli stati d’animo che ne conseguono sono naturali alle fasi dello sviluppo;  emozioni, ansie, aspirazioni,  delusioni  accompagnano la crescita del minore che va  assumendo  la consapevolezza di sé e del suo ruolo nel mondo circostante.

E per una serie di ragioni diverse , un disagio quasi “fisiologico” può sfociare in comportamenti antisociali, pericolosi per sé o per gli altri.

Un passaggio che deve essere accompagnato dalla società per evitare che abbia conseguenze negative, per il minore stesso e per gli altri.

Il processo di crescita non è  esente da aspetti critici: ansie, preoccupazioni, aspettative.

Il ruolo della comunità educante, che non comprende solo la scuola ma famiglie,  istituzioni, presidi sociali ed educativi del territorio, è proprio quello di supportare bambini e ragazzi nel proprio percorso di crescita.

La mancanza di questi punti di riferimento  agevola certamente  l’insorgenza di comportamenti a rischio, che possono essere di tanti tipi.

Tra i piu frequenti nell’adolescenza e nella pre adolescenza- l’uso di alcol, tabacco,  droghe, disturbi dell’alimentazione,violenze, comportamenti sessuali a rischio, atti di bullismo, episodi di binge drinking ( bing drinking) (la cd abbuffata alcolica) comportamenti vari a rischio fino all’ingresso nel mondo della criminalità minorile.

Le devianze  possono avere molte origini.

Fattori di esclusione causano quindi  comportamenti a rischio. L’uscita precoce da percorsi di istruzione e formazione sono tra i fattori che aumentano la  marginalità.

Certamente un  contesto di deprivazione sociale che espone soprattutto ragazze e ragazzi che vivono in territori difficili come la Calabria e in famiglie segnate da forte disagio economico non è l’unica causa.

Anche adolescenti provenienti da famiglie di ceto medio e medio-alto  vivono  situazioni di disagio e  la presenza di forti reti sociali e di comunità rappresenta   un forte argine ai rischi che ne conseguono.

Per l’AGIA  “la devianza è diventata trasversale: riguarda tutte le fasce di età, tutti i contesti di vita e tutte le classi sociali e  ha un denominatore comune nello sfaldamento dei legami familiari e del tessuto sociale e comunitario” e quindi il ruolo della comunità educante sui territori rappresenta  un  fattore determinante  a  contenere il fenomeno che si alimenta  sulla carenza di senso di comunità, di rispetto verso sé stessi e verso gli altri, di modelli educativi.

Anche le crisi familiari mostrano evidenze di  come i figli vivano (in percentuali diverse e con diverse modalità) la separazione ed il divorzio dei loro genitori come un evento che li coinvolge in prima persona.

Tale vissuto risulta in taluni casi amplificato da comportamenti di genitori che  agiscono nel tentativo di superare la loro personale situazione di separazione coinvolgendo, più meno coscientemente, i  figli, i quali conoscono sentimenti di rabbia,  delusione, paura, vendetta, abbandono che dovrebbero rimanere estranei al loro percorso di crescita.

La letteratura degli studi di psicologia sul punto ha evidenziato tale atteggiamento genitoriale che, inevitabilmente, ha trovato una rilevanza giuridica dei c.d. comportamenti contrastanti gli interessi e diritti dei figli.

La protezione dei minori da tali comportamenti e ‘rinvenibile in una  prospettiva civilistica, nei provvedimenti in caso di adempimenti e violazioni di cui all´art. 709 ter cpc e  in prospettiva penalistica, nel  maltrattamento in famiglia di cui all´art. 572 cp (Cass. Pen. n.250/2011).

Emerge  il diritto dei minori ad una protezione specifica durante la separazione e divorzio dei genitori qualificabile come diritto autonomo del minore che trae origine dall´ art. 147 cc.( obbligo educare figli ecc) ,  piuttosto che una semplice declinazione del generale dovere di protezione minorile.

Sono sorti in diverse parti d’Italia. I gruppi di parola per forme di interventi brevi  promossi dalla universita cattolica del Sacro Cuore e agia .Sono interventi di psicologia che cn l’autorizzazione dei genitori  i ragazzi parlano del loro vissuto, dei dubbi delle difficolta delle paure conseguenti alla trasformazione familiare  cn lo scopo di accompagnare i bambini e le loro famiglie  durante la riorganizzazione  della loro vita quotidiana successiva a una separazione o un divorzio.

 

L’emergenza Covid  ha avuto grandi risvolti sulla socialità e sulle possibilità educative per i ragazzi, rimasti a fare scuola da casa per molti mesi con  la distanza fisica  dai luoghi che per molti minori sono l’unica alternativa alla strada o a situazioni familiari difficili.

 

Per entrambi  I minori sia vittime che autori di reati c’è  l’urgenza  di assicurare protezione e sicurezza  in una delicata fase del loro  sviluppo.

Un diritto riconosciuto in diversi articoli dalla stessa convenzione sui diritti del fanciullo che assegna a ciascuno Stato il  compito di intervenire con ogni misura necessaria a fermare qualsiasi  maltrattamento, violenza o altri atti lesivi per il minore.

Quali sono i reati subiti piu spesso dai minori? In termini assoluti sono i furti e lesioni dolose, i minori adolescenti sono spesso vittime di rapine e minacce mentre tra i piu piccoli son piu frequenti le violenze sessuali, bullismo che colpiscono soprattutto bambine e ragazze mentre  i maschi  piu spesso vittime di percosse e lesioni, danneggiamenti, estorsioni, rapine, bullismo.

 

Sono situazioni in cui ad essere violati sono i diritti fondamentali che ogni persona di età minore deve veder garantiti.

 

Facciamo riferimento agli atti di bullismo che isolano chi ne è preso di mira, lo ridicolizzano, lo emarginano minandone la tenuta psicologica, la qualità della vita, la possibilità di sviluppare relazioni sociali e il percorso educativo.

I comportamenti persistenti nel tempo sono una piaga per lo sviluppo dei ragazzi e le possibilità di inclusione,  i soprusi non sono quasi mai un fatto isolato, segnano la vita di chi li subisce  con effetti duraturi sull’autostima delle vittime, atti intimidatori,  offese personali,  insulti,  spesso coperti da omertà   generano in chi li subisce anche un senso di vergogna che  in molti casi porta a nascondere, piuttosto che a segnalare e denunciare. Sono  le adolescenti ad essere maggiormente prese di mira e ad essere prese in giro per le proprie opinioni.

Mentre  tra i ragazzi  il bullismo si traduce più spesso in violenza fisica: colpiti con spintoni, botte, calci e pugni alcuni dati parlano di almeno una volta al mese.

 

il rapporto tra aggressore e parte offesa è sempre sbilanciato a sfavore di quest’ultimo, configurandosi come ruoli inamovibili all’interno di una “relazione” asimmetrica.

Un fenomeno grave e non nuovo, reso  più pervasivo per la diffusione elevata di dispositivi elettronici e strumenti di comunicazione.

Ma se ci limitassimo a questi tipi di dati, non  daremmo  conto del vero costo sociale connesso con i giovani a rischio.

Per  una ragazza o un ragazzo che entra in un percorso di criminalità oppure di dipendenza, il vero costo sociale è l’ulteriore allentamento dei legami familiari e sociali,  legami importanti che li  rende consapevoli di non essere soli, di esser  parte di una comunità che affronta insieme a loro i problemi. Una consapevolezza preziosa  per chi è  vulnerabile, per condizione sociale o familiare.

Quindi il rafforzamento di questi legami è la prima condizione per ridurre l’isolamento individuale di cui si alimentano i fenomeni criminali.  Il vero costo delle devianze è la frantumazione delle reti sociali e comunitarie.

È  nella carenza di reti sociali e familiari e nel progressivo allontanamento dai presìdi educativi (fenomeni di dispersione e abbandono) che si creano le condizioni favorevoli per i comportamenti criminali o a rischio. (PNRR ripresa e resilienza)e fondo garanzia infanzia)

La posta in gioco è rafforzare questo tipo di legami, intervenendo sui  fronti della prevenzione  e della riparazione.

Sul fronte della prevenzione  rafforzando ancor di piu il ruolo della scuola e delle comunità educanti  a partire da un investimento educativo per contrastare  l’abbandono scolastico: l’Italia è  tra gli stati Ue in cui son di piu i  giovani che lasciano la scuola prima del tempo. Una tendenza aggravatasi a seguito dell’emergenza Covid.

Il ruolo dei luoghi di aggregazione è determinante nella prevenzione delle devianze giovanili e nella prevenzione della criminalita

 

Appare particolarmente importante il rafforzamento sul territorio della rete di centri e luoghi di aggregazione per bambini e ragazzi.

Luoghi dove praticare sport, incontrare gli amici, studiare, partecipare a laboratori e attività al di fuori della scuola.

 

 

La loro assenza rende molto più difficile lavorare al contrasto delle devianze.  Un territorio privo di reti sociali e luoghi di aggregazione rafforza il sentimento di isolamento, la percezione del  disinteresse della società nei loro confronti.

 

Tali infrastrutture sociali sono la precondizione per politiche di contrasto alla povertà educativa sul territorio.

Nei centri di aggregazione  quotidianamente si combinano assistenza agli studi, attività sportive, iniziative culturali e di socialità, supporto psicologico, tra le principali risorse per contrastare criminalità giovanile e comportamenti a rischio.

Un  investimento molto  limitato, se paragonato al costo sociale ed ec. della criminalità minorile.

Da anni  i professionisti e le associazioni del terzo settore, io stessa nei sei anni in cui so o stata garante ho  svolto segnalazioni alle Autorità deputate per. il   rafforzamento della presenza dei centri di aggregazione sul territorio calabrese.

 

(Criminalità e minori, tra autori e vittime)

Ma quanti sono i minori coinvolti ogni anno in reati? Si tratta di un dato molto difficile da stimare, Si parla di  circa 30. Mila i minori che ogni anno sono coinvolti in reati.

E’ un fenomeno molto sfaccettato e complesso difficile da ricostruire

 

Sono diversi i motivi per cui un giovane può finire in un percorso di delinquenza, un’evidenza che ben emerge  nel rapporto nazionale sulla devianza minorile  del centro europeo di studi di Nisida.

Un ruolo chiave lo ha  ovviamente  il contesto economico e sociale di provenienza. Marginalità e situazioni di disagio sono elementi più spesso legati a comportamenti antisociali e di criminalità giovanile. Comportamenti devianti possono emergere in tutte le fasce sociali, anche in ragazzi apparentemente “senza problemi” provenienti da famiglie tutt’altro che disagiate, addirittura benestanti. in cui matura un vuoto esistenziale e relazionale che genera malessere e distruttivita

 

Queste tendenze mostrano che il fenomeno è  molto più complesso di quanto appaia. Spesso si può ricollegare a una fragilità psicologica A prescindere dall’origine dei comportamenti illeciti, è rilevante notare una netta prevalenza di denunce a carico dei minori di sesso maschile, rispetto alle ragazze. Nella fascia d’età non imputabile (fino a 14 anni) i ragazzi sono il 79% dei denunciati, tra i minori imputabili (14-17 anni) salgono quasi all’86%. Con punte molto più elevate per alcuni tipi di reati: il 97% nelle violenze sessuali, il 95% nelle violazioni della normativa sugli stupefacenti, il 94% nelle rapine e nelle estorsioni , l’85,3% dei denunciati tra i minori nel 2019 erano maschi, i minori che risultano più coinvolti in reati come furti e danneggiamenti  riguardano rispettivamente il 27,9% dei denunciati tra chi ha meno di 14 anni e il 24,9% nella fascia 14-17 anni,

Si tratta di fattispecie  facilmente inquadrabili  in  comportamenti antisociali collegati con la criminalita minorile.

Più di altri, tali reati possono essere innescati da  una ricerca di autoaffermazione, legata alla distruzione oppure al possesso, attraverso il furto, di beni effimeri.

Comportamenti violenti e predatori che emergono anche nelle lesioni dolose:  reati che possono enucleare un collegamento con la criminalità organizzata. Organizzazioni in cui i minori svolgono un ruolo di bassa manovalanza, spesso legato a un percorso di iniziazione che è doppiamente pericoloso.

Il collegamento con la criminalita organizzata allontana definitivamente i giovani piu a rischio da possibili percorsi di recupero.

In particolare nei territori di radicamento delle organizzazioni criminali, che spesso sono anche quelli più soggetti ai fenomeni di povertà educativa, come l’abbandono scolastico. 27,9% delle denunce di minori di 14 anni sono per furti.

Vi sono poi situazioni territoriali connotate da  specificita proprie  legate alla pervasività dei contesti di criminalita organizzata nei quali viene sottolineata una evoluzione velocissima della devianza accompagnata ad una esclation  dio violenza  con tratti significativi  di pericolosità sociale. I segnali colti dagli operatori della giustizia (servizi e magistratura ) sono gravissimi: lotte tra bande per il controllo delle piazze  in cui avviene il traffico delle sostanze stupefacenti , omicidi, baby gang che si dividono il territorio ,iniziazioni nell’ambito della criminalita organizzata.

Nel Territorio calabrese  risultano essere  tantissimi i provvedimenti ex artt. 330 e 333 cc. ( accertato il pregiudizio intrafamiliare su  minori appartenenti a famiglie di mafia,  a tutela del loro superiore interesse che emessi dai Tribunali per i minorenni, (RC e CZ, (COCO))

I  T . M  accertato il pregiudizio minorile consistente nella condivisione del modus vivendi criminale e mafioso del genitore,  adotta provvedimenti 330 e 333 c.c.(decadenza sospensione resp genitoriale), quale  atto dovuto del magistrato che, nel bilanciamento degli interessi minorili (diritto a crescere ed essere educato nella propria famiglia e diritto ad una sana crescita psicofisica esente da pregiudizi per il minore), attraverso l’allontanamento dalla famiglia di origine sottrae il minore al pregiudizio subito e subendo; consentendogli così di poter acquisire quei valori civici che lo renderanno, raggiunta la maggiore età, un uomo libero dalla mentalità mafiosa.

L’allontanamento del figlio dalla famiglia di mafia, accertato il rischio di indottrinamento costituisce  una possibilità offerta al minore di ricevere aiuto da educatori, psicologi, servizi e famiglie che si dichiarano disponibili al conseguente ufficio di diritto civile (affidamento etero familiare) affinchè sia aiutato nell’acquisizione di quegli strumenti che lo aiuteranno ad uscire dalla educazione mafiosa, in luogo dei genitori che, aderendo ai canoni della criminalità avvicinando  il minore all’illegalità hanno violato i loro  doveri genitoriali con la trasmissione di disvalori civici attraverso l’esercizio non corretto del dovere educazionale producendo un pregiudizio minorile.

Tornando ai reati compiuti essi variano anche a seconda dell’età: le denunce sono soprattutto per furti.

Seguono, tra i minori di 14 anni, danneggiamenti, altri delitti, lesioni dolose, minacce e violazioni della normativa sugli stupefacenti.

Tra i 14-17enni  quest’ultima fattispecie è  seguita da lesioni dolose, danneggiamenti, rapine, ricettazione e minacce.

Un altro aspetto significativo che fa variare questo dato è il genere.

 

Tra i reati più frequenti, sono quasi esclusivamente maschi i minori denunciati per violenze sessuali (97%), violazioni della normativa sugli stupefacenti (95%), rapine ed estorsioni (94%), danneggiamenti e stalking (90%).

Anche per i furti sono prevalentemente i minori maschi ad essere denunciati (76%), ma con forti differenze. La quota sfiora il 100% per reati come i furti in auto in sosta (97%), i furti di ciclomotori (96%), quelli di autovetture (93%) e quelli con strappo (90%).

Mentre lo squilibrio è inferiore per i furti in esercizi commerciali (62%).

L’altro aspetto da tenere presente è l’andamento nel tempo dei reati. Nel corso di un decennio, il numero di minori denunciati è diminuito ma all’interno di questa media crescono i minori accusati di  violazioni della normativa sugli stupefacenti. E anche le lesioni dolose, le rapine e le minacce di cui sono accusati .

 

 

Sul fronte della riparazione nel ns Paese è  la giustizia minorile deputata alla tutela e alla protezione giuridica dei minori d’età e al trattamento dei fanciulli che commettono reati tra i 14 e i 18 anni per  rendere giustizia tenendo conto del loro superiore interesse sancito dall’art 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e  dall’art.31 della Costituzione che protegge l’infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

i temi della giustizia riparativa e di comunità  sono fronti  fortemente connessi, come mette  in evidenza il dipartimento giustizia minorile nelle sue  linee di indirizzo del 2019.

La giustizia riparativa è un processo che consente alle persone che subiscono pregiudizio a seguito di un reato e a quelle responsabili di tale pregiudizio, se vi acconsentono liberamente, di partecipare attivamente alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato attraverso l’aiuto di un soggetto terzo formato e imparziale (Raccomandazione CM/Rec (2018)8  del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa)

Percorsi di giustizia riparativa  dove il minore autore del reato entrando in relazione con la vittima, è portato a riflettere non solo sulla violazione di una norma, ma sugli effetti che le sue azioni hanno prodotto su altre persone.

La giustizia di comunità in parallelo riguarda le modalità di riparazione del reato. Consente di affiancare alle restrizioni alla libertà conseguenti alla condanna anche attività “riparative” socialmente utili, come lavori di pubblica utilità e altre mansioni di questo tipo.

Per i minori questo tipo di approccio può avere riflessi educativi, pedagogici e sociali enormi.

In primo luogo per il significato che viene attribuito al reato, inteso non più solo come violazione normativa, ma come causa di sofferenza per la vittima.

Una  presa di coscienza da parte dell’autore di reato costituisce il primo passo per ricucire legami lacerati con il corpo sociale.

Un percorso che necessariamente deve prevedere una serie di misure, specifiche per ciascun caso: attività educative, servizio alla comunità, formazione. Percorsi riparativi che consentano questa presa d’atto.

Lavorare per una giustizia riparativa  comporta anche offrire gli strumenti formativi ed educativi che sono la premessa per. il reinserimento nella comunità. Significa ricostruire legami la cui assenza costituisce il terreno fertile della criminalita organizzata.

 

Agire in questo senso vuol dire prevenire la commissione di futuri reati con beneficio per la societa tutta

Il ministero della giustizia ci dice che negli ultimi anni si sta assistendo ad una sempre maggiore applicazione del collocamento in comunità, non solo quale misura cautelare, ma anche nell’ambito di altri provvedimenti giudiziari, per la sua capacità di contemperare le esigenze educative con quelle contenitive di controllo.

Tale consapevolezza è entrata a far parte del nostro sistema penale minorile a partire dalla meta degli anni 90.    Per i minori autori di reato, si è rinnovato l’impegno sui temi della restorative justice e della prevenzione della devianza minorile. Valorizzando   ulteriormente a la messa alla prova e  In parallelo l’esigenza di offrire una soluzione educativa ai minori nel circuito penale che si è tradotta in un aumento dei collocamenti in comunità   

Con riferimento alle spinte che  si registrano a livello internazionale    per  tali  percorsi di giustizia riparativa nel procedimento penale minorile  l’Italia, ancora oggi, rimane priva di un fondamento normativo che dia piena legittimazione a  tali percorsi e fornisca i chiarimenti necessari per l’ingresso nel sistema penale degli strumenti afferenti alla restorative justice.

La mancata approvazione, nel 2018,  dell’Atto di Governo n. 29  titolato  Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di giustizia riparativa e mediazione reo-vittima che  avrebbe dovuto dare attuazione all’art. 1, co. 82-83 85, lett. f. n della legge delega , n. 103/2017 (la c.d. riforma Orlando ) non ha consentito di  inquadrare anche  nel ns Paese il tema posto da tempo a livello europeo sin dal 1999  con la racc del cons d’europa n.19/1999, le direttive europee del Parlamento e del consiglio dell’UE successive.

In Italia il riferimento legislativo  sulla giustizia riparativa  è contenuto all’art. 1 del d.lgs. 121 /2018, introduttivo del nuovo ordinamento penitenziario minorile, che statuisce al 2 comma che «l’esecuzione della pena detentiva e delle misure penali di comunità deve favorire percorsi di giustizia riparativa e di mediazione con le vittime di reato.

il Parlamento, ha  nuovamente,  con la legge del 23 settembre 2021, ha dato delega  al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari e quindi restiamo  in attesa che la delega venga evasa dal governo cn un testo alle Camere.

Nel frattempo nel 2019 Il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, ha   diffuso le linee di indirizzo in materia di giustizia riparativa e tutela delle vittime in recepimento delle indicazioni contenute  nella Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa CM/Rec (2018)8  agli Stati membri sulla giustizia riparativa in materia penale , in attesa di specifica disciplina che ne definisca i contenuti  per  lo sviluppo di nuovi programmi riparativi sul territorio nazionale.

E ancor prima nel 2018 l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza  (AGIA), nel 2018,  ha prodotto un importante documento di studio e di proposta dal titolo “La mediazione penale ed altri percorsi di giustizia riparativa nel procedimento penale minorile”al fine di favorire la diffusione  di una cultura della  risoluzione   del conflitto e della riconciliazione  tra  persone di minore età coinvolte in fatti penalmente rilevanti, quale che sia la veste che ricoprono, ed al fine di incentivare la desistenza dal crimine e la riduzione delle recidive.

Il documento AGIA, nel quadro di riferimento del  “decreto mancato” richiama  l’attenzione sull’importanza di ricercare alleanze tra giudici, pubblici ministeri, avvocati, operatori dei servizi minorili, mediatori, studiosi per individuare soluzioni inedite e offrire un giusto spazio alle vittime di reato, come indica la direttiva 2012/29/UE e deflazionare il carico processuale.

La necessità di uno strumento che faciliti una condivisione sui significati inerenti la giustizia riparativa insieme all’importanza di diffondere  buone prassi  hanno indotto l’AGIA  a realizzare tale documento di studio che contiene alcune importanti  raccomandazioni affidando a 12 associazioni nazionali tra cui childs firnds che mi pregio di rappresentare di promuioverne la diffusione.

In questo senso la Restorative  justice,  locuzione originale inglese, di cui la mediazione penale ne rappresenta l’espressione più nota,  è  praticata dalla giustizia minorile del nostro Paese costituendone  il primo ambito di sperimentazione e applicazione.

Questi sono  alcuni dei fattori che hanno aiutato in questi anni la riflessione sulla giustizia riparativa al di fuori degli addetti ai lavori  e a farla entrare nel dibattito pubblico e in quello  parlamentare.

L’aspirazione di rispondere alle istanze sovranazionali con riferimento alla giustizia riparativa, oltre che di introdurre una disciplina organica della materia nel nostro ordinamento, viene anche messa in evidenza nella stessa formulazione della legge , con cui viene prescritto che i decreti legislativi delegati dovranno recare “una disciplina della giustizia riparativa quanto a nozione, principali programmi, criteri di accesso, garanzie, persone legittimate a partecipare, modalità di svolgimento dei programmi e valutazione dei suoi esiti, nell’interesse della vittima e dell’autore del reato”, nel rispetto della normativa europea (direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25/10/2012), nonché dei principi sanciti al livello internazionale.

L’intento della riforma è evidentemente quello di superare l’attuale assetto frammentario della disciplina della giustizia riparativa, caratterizzato da elementi di riparazione sparsi all’interno del nostro ordinamento, per arrivare alla elaborazione di un modello organico di giustizia riparativa, complementare a quello attualmente predominante di giustizia punitiva, che vede al centro del sistema la pena carceraria.

La finalità di dare una sistemazione organica alla materia della giustizia riparativa nel nostro ordinamento, si coniuga con l’intento di scardinare l’idea della ineluttabilità del sistema penale carcerario e di recuperare centralità alla figura della vittima del reato, intento che trapela, tra l’altro, anche dalla definizione delineata in linea di principio nella legge delega  del concetto di vittima stessa- da intendersi non solo come la persona che ha avuto una danno diretto dall’illecito penale- cd. vittima primaria– ma anche i familiari della persona deceduta in conseguenza del reato- cd. vittime secondarie (Mannozzi, La Giustizia senza spada. Uno studio comparato su giustizia riparativa e mediazione penale, p. 271).

 

conclusioni. Per tutte le ragazze e i ragazzi la crescita comporta cambiamenti, anche traumatici. Ma quanto più questi avvengono senza punti di riferimento, quanto più è probabile che abbiano un esito pericoloso. Per questa ragione, compito della società deve essere accompagnare il processo di crescita di bambini e ragazzi. In questo la comunita educante riveste un ruolo chiave.

 

 

                             

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