AMI CS 16.04.2026
Evento formativo in memoria della prof.ssa Maria Rita Parsi
“Per una società bambino centrica: i diritti fondamentali dei minori, loro attuazione e tutela giuridica”
Marilina Intrieri
“Il diritto del minore alla continuità affettiva nei conflitti familiari: tra principio e strumenti attuativi”
Presidenti, Relatori, avvocati presenti tutti, Gentili Colleghi,
intervenire oggi nell’ incontro formativo promosso da AMI CZ che la ottima sua presidente avv. Margherita Corriere – ha voluto dedicare alla memoria della professoressa Maria Rita Parsi è motivo per me di privilegio e la ringrazio, che impone un’assunzione di responsabilità culturale prima ancora che di contributo tecnico.
La sua perdita rappresenta un vuoto profondo per il mondo dell’infanzia e per tutti gli operatori che ogni giorno lavorano a tutela dei bambini e degli adolescenti. Se ne va una voce autorevole che per competenza scientifica passione educativa , impegno civile è stata un punto di riferimento per generazioni di professionisti nel ricordare che al centro di ogni scelta deve esserci sempre il bambino, con i suoi diritti , i suoi bisogni e la sua dignità.
La sua assenza lascia un forte dolore insieme a una eredità preziosa: continuare a costruire una società piu attenta, piu giusta e davvero a misura di infanzia
Perché Maria Rita Parsi si è impegnata molto su una verità semplice e radicale:
il bambino, soggetto di diritti è portatore di una identità affettiva e relazionale.
E’ su questo terreno – quello delle relazioni – che mi vorrei soffermare brevemente con qto mio contributo, affrontando il tema specifico del diritto alla continuità affettiva del minore nei conflitti familiari, alla sua effettiva attuazione, al rapporto tra “Tempi della giustizia e tempi del minore per cui il diritto rischia di arrivare troppo tardi”
E un diritto già riconosciuto dal nostro ordinamento, almeno sul piano formale è avanzato.
- L’art. 30 riconosce e tutela i diritti dei figli, anche nati fuori dal matrimonio.
- L’art. 315-bis c.c. afferma il diritto del minore a crescere in famiglia e a mantenere rapporti significativi con i parenti.
- La Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (art. 3) introduce il principio del preminente interesse del minore.
- La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (art. 8) tutela la vita familiare.
Le riforme più recenti – non solo la legge sull’affidamento condiviso ma più di recente, la riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022) – hanno rafforzato:
- il diritto alla bigenitorialità, l’ascolto del minore, l’esigenza di decisioni tempestive ed efficaci, la continuità affettiva come declinazione del preminente interesse del minore.
Tuttavia – cm sappiamo – è qui il punto – tra il diritto proclamato e diritto vissuto continua ad esistere ancora una distanza significativa.
Nei procedimenti di separazione e affidamento:
il minore è spesso esposto a conflitti intensi e prolungati, le relazioni affettive vengono interrotte o distorte, i tempi della giustizia non coincidono con i tempi evolutivi del bambino.
E quindi la continuità affettiva – pur riconosciuta – rischia di rimanere:
una formula giuridica, priva di strumenti di attuazione concreta.
Nei conflitti familiari: il minore diventa oggetto del conflitto, la rottura dei legami è un danno invisibile ma profondo, i provvedimenti giudiziari da soli non bastano
Nel quadro della ricca produzione scientifica e culturale che comprende numerosi volumi di riferimento di Maria Rita Parsi ha consegnato al dibattito pubblico opere di grande valore cm il testo da titolo “Le mani sui bambini”, nel quale ha parlato delle forme di violenza non evidenti, quelle che non lasciano segni fisici ma incidono profondamente sulla struttura emotiva del minore e la rottura dei legami affettivi, nei contesti conflittuali tra genitori è una di queste.
E c’è un limite del sistema mentre il giudice decide, il minore spesso resta solo.
Il provvedimento: stabilisce tempi, modalità, affidamento, ma non sempre garantisce:
- la rielaborazione del conflitto,
- la protezione del vissuto emotivo,
- la continuità delle relazioni in senso sostanziale.
Si crea così una frattura tra decisione giuridica e realtà relazionale del minore.
In questo spazio si inserisce il rischio più grande: che il diritto arrivi troppo tardi, o resti inefficace.
Mancano strumenti strutturati per accompagnare il minore e dare attuazione reale ai provvedimenti. C’è una frattura che permane tra: decisione del giudice e vita reale del minore.
Nel suo testo “Amarli non basta”, Parsi afferma che l’amore, senza strumenti e responsabilità, non è sufficiente.
Questo vale anche per il diritto. Non basta riconoscere il minore, ascoltarlo formalmente,
se poi non si costruiscono i percorsi che rendano quel diritto praticabile.
E ancora, nel testo “Le parole dei bambini”, M.R. fa emergere con forza il tema dell’ascolto autentico: non un ascolto rituale, ma un ascolto che incide sulle decisioni e sui percorsi.
Se vogliamo parlare seriamente di una società bambino centrica, dobbiamo affrontare il nodo dell’attuazione.
In questa prospettiva si collocano esperienze come i (GDP) sui quali con la associazione che rappresento, Child’s Friends, ci stiamo spendendo da diversi anni e cn AMI CZ…..seminario nel 2021:in era covid
I GdP sn spazi strutturati di ascolto e condivisione per i minori coinvolti in separazioni, sono strumenti di prevenzione del disagio, luoghi in cui il bambino può:
rielaborare il conflitto, mantenere un senso di continuità affettiva, non essere schiacciato dalla dinamica genitoriale.
Non si tratta di strumenti integrativi, capaci di dare attuazione concreta ai principi giuridici.
Il punto è che questi strumenti non possono restare occasionali o sperimentali:
ma diventare parte integrante del sistema riconosciuti nelle politiche pubbliche,
che vanno integrati: nei servizi territoriali, nei percorsi socio – sanitari, nei provvedimenti giudiziari.
Solo così la continuità affettiva diventa un diritto esigibile e non una dichiarazione di principio.
Allora concludendo la domanda che dobbiamo porci è se il nostro sistema è davvero in grado di garantire tutto questo
Se la risposta è incerta, allora il compito del giurista – e delle istituzioni – è uno solo:trasformare i diritti dei minori da enunciazioni formali in esperienze concrete di vita.
Perché una società è davvero bambino- centrica solo quando il diritto del minore si realizza nella sua quotidianità. Perché ogni diritto negato a un minore non è solo una violazione individuale, ma una frattura nel patto democratico. Non basta proteggere i bambini ma bisogna metterli al centro delle decisioni. E questo, oggi, è un compito politico prima ancora che giuridico.
Grazie a voi e a Margherita Corriere per avermi voluta parte di AMI CZ quale socia onoraria, cosa di cui Le sono grata.




