Bando corso tutori volontari per elenco al Tribunale di CASTROVILLARI

Bando per corso tutori volontari per un elenco per il tribunale di Crotone 5.12.14.

Programma corso Tutori volontari a CATANZARO 19-20-28 ottobre 2014

Programma corso Tutori volontari presso il Castrovillari 19-20-21 novembre 2014

 

 

Il Tutore Legale dei minori d’età
Vademecum operativo per l’attività
Dott.ssa. Marilina Intrieri
Prof. Avv. Damiano Marinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dici: è faticoso frequentare i bambini.
Hai ragione.
Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.
Ti sbagli.
Non è questo l’aspetto più faticoso.
E’piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi
sulle punte dei piedi.
Per non ferirli.”
Janusz Korczac

 

 

Prefazione del Presidente della Regione Calabria
On. Mario Oliverio
Questo vademecum, elaborato in forma agile ed intuitiva, vuole essere una guida per i tutori legali che compongono gli elenchi istituiti ex art.2, c.1 lett.o Legge Regione Calabria n. 28/2004 per i Tribunali ordinari della Calabria ed i Tribunali per i minorenni di Catanzaro e di Reggio Calabria ai quali possano attingere, per la nomina, i giudici competenti.
La realizzazione di questi elenchi rappresenta in questo particolare, difficile momento che vive la nostra Regione un grande messaggio di fiducia: si prende atto della presenza nel popolo calabrese di persone che, ricche di quei valori di solidarietà e fratellanza che hanno contraddistinto sempre la nostra terra, volontariamente si prestano a diventare rappresentanti di fanciulli senza familiari, ai fini della loro tutela ed essere la loro voce e non solo presso le pubbliche istituzioni.
Questo vademecum è scritto per quanti saranno nominati tutori legali volontari dai giudici tutelari e dai magistrati minorili.
Esso si rivolge a coloro i quali vengono ad assumersi un incarico di grande responsabilità accompagnato spesso da non pochi dubbi ed incertezze, che scaturiscono proprio dalla consapevolezza dell’importanza del ruolo, e dunque, dalla conferma di un grande impegno.
Il fanciullo è una risorsa per l’intera società.
Solo un presente ricco di promesse che contempli una visione del minore come ricchezza può far germogliare un futuro ricco di prosperità.
Oggi il minore d’età senza familiari, specie se straniero, viene invece considerato spesso un problema da risolvere, sempre alle prese con riduzioni di spesa lineari che vanno a toccare, e snaturare, anche servizi assistenziali e sociali fondamentali. Il germoglio e le promesse diventano dunque senza futuro, ed il minore senza rappresentante diventa una persona senza voce, vulnerabile dagli adulti e da tutte le intemperie.
Voglio augurare a tutti i nuovi Tutori Legali volontari un proficuo lavoro ed assicurare, sin d’ora, tutto il sostegno della Regione al nobile e delicato compito cui saranno chiamati attraverso le attività di aggiornamento, formazione e consulenza a garanzia dei ruoli di responsabilità a tutela dei fondamentali diritti dei fanciulli.
Mario Oliverio

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione
On.Marilina Intrieri
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Calabria

La legge della regione Calabria n 28 /2004 che istituisce l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza dispone che il garante “istituisce un elenco al quale può attingere anche il giudice competente per la nomina di tutori o curatori; assicura la consulenza ed il sostegno ai tutori o curatori nominati”.
Il comma 2 dell’art.1 della medesima legge regionale recita “la Regione Calabria difende i diritti dei bambini di ogni colore, religione, cultura ed etnia, al fine di contribuire a promuovere il diritto ad una famiglia, all’istruzione ed all’assistenza sanitaria a tutti i bambini”.
La regione Calabria istituisce l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza “al fine di assicurare la piena attuazione nel territorio regionale dei diritti e degli interessi sia individuali che collettivi, dei minori”, ai sensi di quanto previsto dalla legge 27 maggio 1991, n. 176: “ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989” ed a quanto previsto dalla Carta europea dei diritti del fanciullo adottata a Strasburgo il 25 gennaio 1996, ratificata in Italia con la legge n. 77/2003.
Nel mese di ottobre 2014 l’ufficio del Garante in collaborazione con i Tribunali Ordinari di Catanzaro, Cosenza, Castrovillari e Crotone, in collaborazione col Tribunale per i minorenni di Catanzaro e i comuni di Catanzaro e Cosenza ha emanato i bandi pubblici per istituire gli elenchi dei tutori legali volontari dei rispettivi circondari.
Gli aspiranti tutori hanno frequentato corsi di formazione della durata di 24 ore al termine dei quali a seguito del superamento del colloquio finale hanno conseguito il titolo di tutori legali volontari andando a comporre l’elenco consegnato ai Tribunali. Il corso è stato coordinato da un comitato scientifico composto dagli accademici prof. avv. Claudio De Luca Ordinario dell’Uni Basilicata, dal prof. avv. Luigi Viola docente di diritto processuale civile, dal prof. avv. Massimiliano Coppa, docente di criminologia, dalla prof.ssa avv. Paola Todini docente di diritto privato.
Altri bandi sono in corso di pubblicazione con il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e prossimamente per i circondari dei Tribunali Paola e Palmi.
Il Garante è un istituto chiamato a facilitare l’attività di operatori pubblici e privati che si occupano di tutela dei minori favorendone anche la formazione, a svolgere attività di monitoraggio, vigilanza, ascolto, segnalazione, con l’intento “amichevole” di conciliare, persuadere, mediare; un istituto che deve promuovere il “migliore interesse” del fanciullo evitandogli, per quanto possibile, la sottoposizione ai traumi dei procedimenti giudiziari.
Tra i molteplici compiti che la legge n 28/2004 assegna al garante ci sono quelli di vigilare in merito a violazioni di diritti minorili e segnalare alle amministrazioni per l’adozione degli interventi di competenza, promuovere interventi sostitutivi in caso di inadempienza o gravi ritardi nell’azione degli Enti locali a tutela dei minori; attivare le necessarie azioni di collegamento con le autorità giudiziarie e le amministrazioni del impegnate nella tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, fornire il sostegno tecnico e legale agli operatori dei servizi sociali, proporre alla Giunta regionale lo svolgimento di attività di formazione, istituire un elenco di Tutori o curatori da mettere a disposizione del giudice competente, assicurare la consulenza ed il sostegno ai tutori e curatori nominati.
Sono aspetti concreti e funzionali, atti a predisporre processi di protezione e tutela secondo forme e criteri pre/meta giurisdizionali, orientati al principio di effettività e di garanzia.
Il principio di garanzia connesso alla figura del garante è ben distinto dal ruolo di legalità delle varie giurisdizioni (Tribunali e Procure per i minorenni), sia da quello degli organi amministrativi e contabili preposti a controlli ed ispezioni
L’operatività di tale Organo di garanzia, figura obbligatoria prevista dalle convenzioni internazionali che la regione Calabria ha istituito nel 2011, riguarda per la cura e la protezione de quell’infanzia contraddistinta da condizioni di abbandono, trascuratezza, maltrattamento, abuso, incuria, incapacità di esercizio delle responsabilità genitoriali suscettibili di determinare disagio, sofferenza, rischio, pregiudizio di danno per il minore e che, perciò, possono richiedere interventi di protezione, rappresentanza e tutela.
Sono campi ed attività in cui emergono le criticità dei procedimenti di cura, di protezione e di tutela, le difficoltà del lavoro di relazione, le difficoltà nei processi di interpretazione dei ruoli e delle norme.
Sono settori ed ambiti in cui vengono a confrontarsi due mondi facenti capo a poteri distinti ma contigui (quello della giurisdizione e quello dell’amministrazione); due distinte caratterizzazioni tecnico-professionali (quella sociale e quella legale); due diversi criteri di azione (principio di beneficità e principio di legalità); due diversi approcci all’azione (costruzione del consenso informato e atto imperativo della giurisdizione).
Quelli sopra delineati sono gli ambiti in cui si può meglio esplicare l’attitudine del garante per l’infanzia che è essenzialmente quella di facilitare l’assunzione di capacità e responsabilità con atteggiamenti improntati a spirito di sussidiarietà collaborazione ed amicizia, quando si tratta di venire incontro alle aspettative del minore, ma anche di fermezza, autorità e decisione, quando si tratta di prevenire o riparare un pregiudizio nei confronti del minore esercitando l’arma della denuncia e della segnalazione.
Marilina Intrieri

 

 

 

 

 

Parte I – Il minore d’età: dal migliore interesse alla migliore tutela
(cosa) – La tutela legale del minore, chi è titolare della potestà genitoriale?
(quando) – Quando si attiva una tutela legale del minore?
(chi) – Chi attiva la tutela legale del minore?
(come) – Come si attiva la tutela legale del minore?
(dove) – Dove si attiva la tutela legale del minore?

Parte II – Ruolo e compiti del tutore volontario dei minori d’età
Chi non può essere nominato Tutore volontario dei minori d’età?
Chi è il curatore speciale e quando viene nominato?
E’ possibile rifiutare l’ufficio di tutore volontario?
Quali sono i primi adempimenti del tutore volontario?
Perché si parla di Tutore volontario?
Come deve essere improntato il rapporto con il minore?
Cosa significa avere rappresentare il minore?
Come deve essere amministrato il patrimonio del minore?
Quali azioni sono vietate al Tutore volontario?
Il tutore volontario può essere chiamato al risarcimento danni causati nei confronti del minore?
Quando si conclude la tutela?

 

Scheda – I M.S.N.A., Minori Stranieri Non Accompagnati

Scheda – Principi a tutela del fanciullo

Riferimenti normativi e (minimi) bibliografici pratici

 

Parte I – Il minore d’età: dal migliore interesse alla migliore tutela
(cosa) – La tutela legale del minore, chi è titolare della potestà genitoriale?

In generale i minori d’età sono sotto la cura dei propri genitori, titolari della potestà genitoriale. Per minore si intende il soggetto fino al compimento dei 18 anni di età che, non avendo piena capacità di agire, deve essere assistito da un rappresentante legale.

In alcuni casi però tale situazione non è realizzabile, e dunque si attivano dei soggetti diversi per la tutela del minore. La Costituzione Italiana, all’art. 30, prevede infatti che “nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”. Dunque in tali casi si provvede ad attribuire la tutela, in genere, ai parenti più prossimi, cioè alla c.d. “famiglia allargata”: nonni, fratelli, zii, ecc. In altri casi però non è possibile muoversi in tal senso e dunque si deve procedere affidando la cura del minore ad un soggetto estraneo alla “famiglia”, attraverso una presa in carico comunitaria.

Da sottolineare che il migliore (the best) interesse del minore d’età deve essere lo scopo di qualsiasi provvedimento adottato dai soggetti coinvolti e per questo risulta fondamentale l’ascolto del minore. In base all’art. 12 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, il minore capace di discernimento (in grado cioè di farsi un’opinione e di comunicarla) deve sempre essere ascoltato.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia individua dei principi generali che devono guidare l’attuazione dei diritti dei minorenni: il superiore interesse degli stessi, il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, la non discriminazione e il diritto all’ascolto. Essa, a seguito della legge di ratifica n. 176 del 1991, sancisce i diritti di tutti i minorenni presenti sul territorio dello Stato italiano.

Si deve sottolineare come al fine di rispettare lo spirito e la lettera della Convenzione sui diritti dell’infanzia, gli Stati aderenti hanno l’obbligo di considerare i bambini e gli adolescenti soggetti di diritto, e non più oggetto di sola tutela, e di promuovere i loro diritti di protezione, di promozione e di partecipazione.

 

 

 

 

 

(quando) – Quando si attiva una tutela legale del minore?

Si possono elencare alcuni casi tipici:
– morte di entrambi i genitori;
– morte del genitore che, unico, aveva riconosciuto il minore;
– minore figlio di genitori ignoti (sconosciuti o che non hanno riconosciuto il minore);
– genitori che, per motivazioni endogene o esogene (incapacità, lontananza o latitanza), non sono in grado di curare sostanzialmente i propri figli;
– minori stranieri cosiddetti “non accompagnati” (MSNA), cioè presenti in Italia senza i loro genitori;
– genitori dichiarati decaduti dalla potestà dal Tribunale per i minorenni per violazione dei doveri o abuso dei poteri,
– genitori dichiarati decaduti dalla potestà dal Tribunale penale come pena accessoria in seguito a condanna all’ergastolo o a condanne per particolari reati (ad esempio incesto, abuso sessuale, reati contro la famiglia) e genitori che abbiano subito la sospensione della potestà a seguito di condanna penale;
– dichiarazione di interdizione dei genitori;
– minore dichiarato adottabile;
– minore figlio naturale di genitore minorenne non emancipato;
– quando il Tribunale per i minorenni, nell’interesse del figlio, esclude dall’esercizio della potestà ambedue i genitori ex art. 317 bis c.c.

In particolare, si segnala come l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce maltrattamento dei minorenni “tutte le forme di cattiva salute fisica e/o emozionale, abuso sessuale, trascuratezza o negligenza o sfruttamento commerciale o altro che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute del bambino, per la sua sopravvivenza, per il suo sviluppo o per la sua dignità nell’ambito di una relazione caratterizzata da responsabilità, fiducia o potere”. La maggior parte degli abusi subiti dai bambini sono commessi dalle persone in cui le piccole vittime dovrebbero poter riporre la loro fiducia: in primis i genitori o parenti della propria famiglia allargata. Inoltre, non necessariamente gli episodi di violenza riguardano ambienti “degradati”. Al contrario, come scrive il Ministero dell’Interno (garantire i diritti dei minorenni) gli abusanti possono appartenere a qualsiasi condizione socio-economica, né si evidenziano particolari classi di età. Il fenomeno appare, pertanto, particolarmente complesso e difficile da far emergere.

 

 

 

 

 

(chi) – Chi attiva la tutela legale del minore?

L’art. 345 c.c. prevede l’obbligo di denunciare al Giudice Tutelare il fatto da cui deriva l’apertura della tutela da parte di alcuni soggetti individuati (per i pubblici ufficiali l’eventuale omissione è sanzionata penalmente):
– l’ufficiale di stato civile, entro 10 giorni dalla conoscenza, quando riceve la notizia della morte di una persona con figli minori o della nascita di un bambino da genitori ignoti;
– il notaio, entro 10 giorni dalla conoscenza, che pubblica un testamento nel quale è designato il tutore di un minore;
– i parenti del minore entro il terzo grado, entro 10 giorni dalla conoscenza;
– la persona designata dal genitore come tutore, entro 10 giorni dalla conoscenza;
– il cancelliere del Tribunale, entro 15 giorni, quando intervengono provvedimenti che giustificano l’apertura di una tutela (alcune condanne penali, provvedimenti di sospensione della potestà genitoriale, dichiarazioni di interdizione dei genitori per infermità di mente, dichiarazioni di assenza, ecc.);
– l’istituto o la comunità, entro 30 giorni, che ospita il minore e che esercita i poteri tutelari fino alla nomina del tutore.

Nella prassi la denuncia può provenire anche da altri soggetti (servizi sociali, organi di polizia, ecc). La segnalazione può provenire anche dal Tribunale per i minorenni, qualora abbia dichiarato la decadenza di potestà dei genitori.

 

 

 

(come) – Come si attiva la tutela legale del minore?

Quando il Giudice Tutelare competente viene a conoscenza del verificarsi delle condizioni richiamate all’art. 343 c. c., attiva il procedimento che porterà alla nomina di un tutore (ex art. 346 c.c.).

Il Giudice Tutelare deve seguire dei criteri ex art. 348 c.c. per la nomina del Tutore:
– in primis, risulta fondamentale la volontà del genitore che per ultimo ha esercitato la potestà (ad esempio nominando una persona di propria fiducia come tutore, con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata);
– spesso però la designazione manca o il soggetto ha perso i requisiti ex art. 147 c.c. In questi casi si procederà nominando il Tutore, qualora sia possibile, tra i membri della c.d. “famiglia allargata”: gli ascendenti o i prossimi parenti o affini del minore;
– qualora non sia possibile la scelta tra i parenti più “stretti” sarà nominata un soggetto estraneo, ma idoneo all’ufficio (abbia cioè delle capacità tecniche), di ineccepibile condotta (come valido educatore) e che dia affidamento di educare e istruire il minore conformemente a quanto è prescritto nell’art. 147 c.c.;
– qualora non sia possibile designare soggetti idonei alla tutela, questa può essere attribuita ad un ente di assistenza (ex art. 354 c.c.), generalmente ai Comuni. In tali casi, l’esercizio effettivo della tutela è delegato ad un esponente della Giunta comunale o ad un funzionario dell’Amministrazione. Tale scelta deve essere ritenuta assolutamente residuale, sia perché in genere non permette l’instaurazione di un adeguato rapporto, sia perché si fanno confluire in un unico soggetto i ruoli di tutore e di assistente, dunque di controllore e controllato.

Esistono delle situazioni in cui la nomina avviene per opera del Tribunale per i minorenni:
– nell’ambito della procedura di adozione;
– quando dichiara la temporanea sospensione/esclusione dall’esercizio della potestà per entrambi i genitori.

Da sottolineare che l’art. 3 della legge 184/1983, modificata dalla legge 149/2001, vieta espressamente la nomina a tutori dei legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati di accoglienza di minori, estendendo il divieto a coloro che prestano anche gratuitamente la propria attività a favore di tali strutture. Tali soggetti possono esercitare i poteri tutelari sul minore affidato solo “fino a quando non si provveda alla nomina di un tutore”.

Rispetto al procedimento di scelta e di successiva nomina il Giudice può ascoltare:
– il minore: la sua audizione è obbligatoria se ha compiuto i sedici anni (art. 348, 3° comma c.c.) e, in base all’art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo, l’ascolto è da valutare obbligato qualora il minore abbia capacità di discernimento;
– obbligatoriamente anche l’affidatario, ex art. 5 comma 1° della legge 184/ 1983;
– gli ascendenti o gli altri parenti prossimi o affini del minore (art. 348, 2° comma c.c.);
– i servizi sociali, se è stata affidata loro un’apposita indagine.

Il Tutore, una volta scelto e nominato, verrà convocato dalla Cancelleria del Tribunale del luogo in cui risiede per procedere al giuramento, che è una vera e propria assunzione formale d’impegno, che si formula davanti al Giudice Tutelare. Nella prassi, la nomina ed il giuramento non sono coincidenti, anzi spesso intercorrono diversi giorni. Per questo al tutore spesso viene consentito intanto di adempiere a quelle che sono le attività urgenti e improcrastinabili, nel solo interesse del minore (anche se formalmente l’assunzione della tutela si perfeziona con il giuramento).

Risulta importante richiedere immediatamente copia autenticata del decreto di nomina e del verbale di giuramento, poiché saranno sempre richieste al Tutore per poter adempiere alle proprie funzioni.

L’art. 347 c.c. prevede, in via di principio, la nomina di un solo tutore per più fratelli o sorelle, al fine di mantenere il legame familiare, oltre che, in seconda battuta, evitare che tutori diversi compiano, separatamente, gli stessi atti.

La tutela disposta dal Tribunale per i minorenni si apre presso quest’ultimo, che ha competenza per tutta la regione.

(dove) – Dove si attiva la tutela legale del minore?

La tutela disposta dal Giudice Tutelare si apre presso il Tribunale del circondario in cui il minore ha la sede principale degli affari e interessi, cioè nel luogo dove il minore ha la dimora abituale. Dopo la nomina del Tutore, il nuovo domicilio del minore coinciderà con il luogo di residenza del tutore (art. 45 2°comma, c.c.).

Qualora il Tutore debba modificare la propria residenza, potrà domandare che la tutela venga trasferita con un decreto del Tribunale (art. 343 comma 2 c.c.), con il relativo mutamento del Giudice Tutelare competente.

 

 

 

Parte II – Ruolo e compiti del tutore volontario dei minori d’età

Chi non può essere nominato Tutore volontario dei minori d’età?

In base all’art 350 c.c. vengono determinate delle condizioni di impedimento e quindi di incapacità a svolgere la funzione di tutore.

Si possono rilevare condizioni di incapacità assoluta (ex art. 350 c.c., punti 1, 4 e 5) per chi:
– non ha la libera amministrazione del proprio patrimonio;
– è incorso nella perdita o decadenza della potestà genitoriale (ma non chi è stato solo sospeso);
– è stato rimosso da altra tutela;
– risulta fallito e non è stato cancellato dal registro dei falliti.

Inoltre si possono rilevare condizioni di incapacità relativa (ex art. 350 c.c., punti 2 e 3), in relazione a specifici casi e dunque con riferimento a determinati minori, per chi:
– è stato escluso dalla tutela per disposizione scritta del genitore che per ultimo ha esercitato la potestà;
– ha o sta per avere col minore una lite per effetto della quale può essere pregiudicato lo stato del minore o una parte notevole del suo patrimonio.

Chi è il curatore speciale e quando viene nominato?

E’ prevista la nomina di un curatore speciale da parte del Giudice Tutelare in due casi:
– quando vi sono due o più minori soggetti alla stessa tutela (es. due o più fratelli) che si trovino in contrasto di interessi tra loro (art. 347 c.c.);
– quando c’è un’opposizione di interessi che riguarda non solo il minore e il suo tutore, ma anche il minore e il protutore (art. 360, comma 2 c.c.).

Inoltre, il soggetto che fa una donazione o dispone per testamento a favore di un minore di 18 anni, può nominare un curatore speciale per l’amministrazione dei beni trasferitigli (art. 356 c.c.). Una volta nominato, il curatore speciale ha il compito di portare a termine l’atto o gli atti ai quali si riferisce l’incarico affidatogli.

E’ possibile rifiutare l’ufficio di tutore volontario?

Il tutore esercita un ufficio pubblico che non può essere delegato a terzi e, una volta nominato, ha il dovere di adempiere al suo compito. Dunque l’ufficio tutelare è obbligatorio. Gli articoli 351, 352 e 353 c.c. prevedono però casi tassativi di dispensa. La dispensa legale ex art. 351 c.c. opera di diritto, anche se il beneficiario può rinunciarvi ed è prevista per:
– il Presidente del Consiglio dei Ministri;
– i membri del Sacro Collegio;
– i Presidenti delle Assemblee legislative;
– i Ministri Segretari di Stato.

La dispensa facoltativa ex art 352 c.c., che si attiva solo se viene fatta apposita richiesta prima del giuramento ex art. 353 c.c., è prevista per:
– i grandi ufficiali di Stato non previsti nell’art. 352 c.c.;
– gli arcivescovi, i vescovi e i ministri del culto;
– i militari in servizio;
– chi ha più di 65 anni;
– chi ha più di tre figli minori;
– chi esercita già un’altra tutela;
– chi ha un’infermità permanente che gli impedisca di svolgere la funzione;
– chi si trovi fuori dello Stato per missione di Governo o risieda per ragioni di pubblico servizio fuori dalla circoscrizione del Tribunale dove è costituita la tutela.

Qualora il tutore debba allontanarsi per un periodo di tempo lungo, è opportuno che su attivi per rendere conosciuto il nuovo recapito e che avverta la comunità o la famiglia affidataria e gli operatori dei servizi, affinché possa risultare comunque reperibile. E’ buona norma darne comunicazione al Giudice Tutelare in maniera tale che possa proceda all’eventuale nomina di un protutore.

Quali sono i primi adempimenti del tutore volontario?

Il tutore legale ha la cura della persona del minore e lo rappresenta in tutti gli atti civili, oltre ad amministrarne i beni (ex art. 357 c.c.). Il Tutore deve spesso eseguire decisioni assunte dall’autorità giudiziaria e non ha dunque una piena autonomia, anche se, nella prassi, pur dovendo chiedere in determinati casi specifiche autorizzazioni al Giudice Tutelare (oltre a sottostare al suo controllo), il tutore gode di una propria autonomia, avendo poteri di iniziativa e di scelta.

La normativa prevede che spetti al Giudice decidere su alcuni aspetti (c.d. prescrizioni del Giudice Tutelare al tutore):
– il luogo dove il minore deve essere allevato,
– il suo avviamento agli studi o al lavoro,
– la spesa annua per il mantenimento e l’istruzione (art. 371, punto 1 c.c.).

Le prescrizioni del Giudice si basano comunque sulle proposte che il tutore ha il potere di avanzare e sulle quali possono essere sentiti anche altri soggetti (protutore, parenti del minore, servizi sociali dell’ente locale). V’è comunque da sottolineare che nella relazione educativa con il minore la posizione del Giudice è ridimensionata a favore del ruolo del tutore, che naturalmente è la persona che ha un contatto maggiore con il minore e quindi ha una capacità di capire ed intendere gli interessi dello stesso e poi di trasferirli alle istituzioni di riferimento.

Una volta nominato ed una volta che abbia prestato giuramento, il tutore deve attivarsi per la formazione dell’inventario dei beni del minore allo scopo di evitare la dispersione del suo patrimonio, entro dieci giorni dalla sua nomina e deve completarlo entro trenta giorni, o altro termine grazie ad una eventuale specifica proroga del Giudice Tutelare (art. 362 c.c.).

Concluso tale adempimento il Tutore potrà entrare nel pieno delle sue funzioni, in quanto prima potrà compiere solo gli atti che non ammettono dilazione (art. 370 c.c.), come ad esempio attivare le spese per il mantenimento e l’istruzione del minore e gli atti conservativi del patrimonio. L’inventario si perfeziona nel momento in cui viene depositato presso il tribunale, con la dichiarazione giurata richiesta dall’art. 363 c.c. e viene redatto con il coinvolgimento di un funzionario della cancelleria del Tribunale o di un notaio, oltre che due testimoni, il minore capace di discernimento e il protutore qualora sia stato nominato.

Qualora il minore sia proprietario di un’azienda agricola o commerciale, si dovrà predisporre un inventario separato (art. 365 c.c.).

Qualora il tutore abbia nei confronti del minore debiti o crediti, dovrà includerli nell’inventario (art. 367 c.c.), in quanto in caso contrario perderebbe il diritto al credito, mentre l’omessa dichiarazione di debiti potrebbe comportare la rimozione dalla tutela (art. 368 c.c.).

Nella maggioranza dei casi però il minore non ha un patrimonio, dunque non possiede beni mobili o immobili, denaro, crediti o debiti, ed è dunque sufficiente che il tutore lo comunichi al Giudice Tutelare (per iscritto o con dichiarazione verbalizzata). Se il patrimonio del minore è modesto (art. 363 c.c.), si segue una forma semplificata di inventario senza la collaborazione di tecnici, fornendo una breve descrizione di ciascun bene e specificando dove sia collocato.

Subito dopo l’eventuale inventario del patrimonio, si definisce il progetto iniziale della tutela, che può essere successivamente specificato e modificato (“in qualunque momento convocare il tutore allo scopo di dare istruzioni inerenti agli interessi morali e patrimoniali del minore” ex art. 44 disp. att. c.c.).

Perché si parla di Tutore volontario?

L’art. 379 c.c. determina l’ufficio di tutela dei minori come gratuito. E’ anche vero che, su richiesta, il Giudice Tutelare può assegnare al tutore un’equa indennità, che non può equivalere ad un corrispettivo per l’ufficio svolto, ma tiene conto delle spese e delle perdite patrimoniali che un tutore affronta per dedicarsi ad una tutela particolarmente impegnativa, anche in considerazione della entità del patrimonio di cui il minore è titolare. Si può anche arrivare a richiedere l’autorizzazione per assumere dei professionisti per un ausilio nell’amministrazione dei beni del minore.

E’ anche vero che il Tutore può essere inserito anche nelle liste degli Amministratori di Sostegno e rendersi disponibile anche per quell’ufficio. La L. 9 gennaio 2004, n. 6 ha introdotto l’amministrazione di sostegno, un istituto giuridico che si prefigge di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente. Si tratta quindi di una condizione meno grave di quelle che possono dare luogo a interdizione giudiziale o inabilitazione, e che può intervenire anche qualora siano venuti meno i presupposti che avevano dato luogo all’interdizione giudiziale o all’inabilitazione. Gli articoli da 404 a 413 del Codice Civile regolamentano il procedimento per addivenire alla nomina, i soggetti che possono venir incaricati, gli effetti e i doveri dell’amministrazione di sostegno e le norme ad essa applicabili.

V’è comunque da rimarcare come l’ufficio del tutore si ispiri in modo particolarmente forte a valori di gratuità, solidarietà e altruismo.

Le spese di mantenimento del minore devono essere sostenute da coloro che sono tenuti per legge al mantenimento o, qualora il minore non abbia familiari, risulteranno a carico del suo patrimonio, qualora ne disponga. Spesso può accadere che il minore non disponga di nessun bene, in questo caso tutte le somme anticipate potranno essere rimborsate dall’ente che ha in carico il minore (Comune o ULSS), secondo le prassi presenti nello specifico territorio.

 

Come deve essere improntato il rapporto con il minore?

Come si è già avuto modo di sottolineare, la fondamentale funzione affidata al tutore è quella di avere cura della persona del minore. Si deve subito rimarcare come il Tutore non sia tenuto a “crescere” personalmente il minore, in quanto lo stesso si trova in genere, si trova in una struttura tutelare o presso una famiglia affidataria. Allora la “cura” deve primariamente vedersi come il compito del tutore di assicurare che chi abbia la responsabilità del mantenimento del minore (genitore privato della potestà, ascendente o fratello, ente di assistenza) vi provveda costantemente.

Altra attenzione particolare che il tutore deve avere è quella rispetto all’istruzione e l’educazione del minore, tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, in questo caso proprio come se ne fosse il genitore.

Naturalmente, per poter “avere cura del monitore” il tutore deve ascoltarlo. L’ascolto, che non è quello del professionista, né quello del genitore, ma quello finalizzato al recepimento del migliore interesse del minore ed alla segnalazione a chi può dare risposte specifiche e soluzioni determinate (i servizi territoriali, il giudice tutelare, la famiglia affidataria, ecc.).

Secondo il vademecum delle forze di polizia stilato dal Ministero dell’Interno e Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, “l’ascolto di un bambino o di un adolescente è una attività particolarmente complessa e rappresenta un campo che necessita di professionalità, specializzazione, attenzione e confluenza di molteplici competenze, nonché specifiche conoscenze nelle campo della tutela delle persone di minore età. Questo sia nel caso in cui il minorenne sia vittima, autore o testimone di reato, che nei casi in cui è fondamentale ascoltare il minorenne per individuare quale sia il suo interesse superiore, come nel caso dei minorenni stranieri in arrivo in Italia o dei minorenni allontanati dalle famiglie di origine (…). Per questo, come raccomanda il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, è necessario approvare delle norme, realizzare delle politiche adeguate, ma anche adottare delle prassi conformi alla Convenzione. Dall’esperienza realizzata nei Paesi che l’hanno ratificata, risulta evidente come soltanto agendo su questi tre livelli sia possibile realizzare pienamente il sistema di promozione, protezione e tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti definito dalla Convenzione stessa”.

In genere risulta opportuno stabilire con gli operatori dei servizi le modalità del primo incontro (gli operatori gli spiegheranno che ha un tutore che si occupa di lui e a cui può parlare e rivolgere eventuali domande). Non esistono poi prescrizioni di tipo normativo rispetto al rapporto che si verrà a creare con il minore, in quanto il tutto è lasciato alla sensibilità ed alle capacità del tutore, che dovrà intuire e capire, rendendole evidenti, le esigenze del minore e le dovrà, se possibile, accompagnare.

Cosa significa avere rappresentare il minore?

Il tutore ha la rappresentanza legale del minore: ciò significa che assume il potere di compiere in sede civile atti che riguardano i diritti e gli interessi del minore, compresi quelli di natura personale.

Può capitare, nella prassi assai di rado, che si determini un c.d. conflitto di interessi tra il tutore e il minore: a questo punto la rappresentanza viene trasferita ad un protutore e, se anche questo è in conflitto di interessi, verrà nominato un curatore speciale (art. 360 c.c.).

E’ interessante, anche rispetto ad un profilo pratico, sottolineare che il tutore rappresenta il minore anche in giudizio (ex art. 374, n. 5, c.c.), previa autorizzazione del Giudice Tutelare. Tra le altre vicende, il tutore potrà decidere anche, in caso di procedimento penale a carico dei genitori del minore, se costituirsi parte civile, ai fini di ottenere un risarcimento del danno. Non risulta invece necessaria l’autorizzazione del Giudice Tutelare per resistere all’iniziativa giudiziaria presa nei confronti del minore, e quindi per costituirsi in giudizio, senza proporre domande riconvenzionali, né per radicare procedimenti aventi natura cautelare, volti a rimuovere situazioni di pericolo, ovvero procedimenti sommari (nella pratica quei procedimenti che devono essere attivati con una tempistica particolarmente rapida, in maniera da non determinare un pregiudizio per il minore a causa del solo tempo passato).

V’è da sottolineare come spesso si possa attivare una tutela giudiziale attivando il c.d. gratuito patrocinio, cioè un beneficio previsto dalla Costituzione (art. 24 Cost.) che consiste nel riconoscimento dell’assistenza legale gratuita, per promuovere un giudizio o per difendersi davanti al giudice, alle persone che non sono in grado di sostenerne le spese. Al pagamento delle spese (avvocati, consulenti ed investigatori autorizzati) si provvede mediante il patrocinio a spese dello Stato. Il patrocinio a spese dello Stato, già previsto per il processo penale e del lavoro nonché per il processo di impugnazione del decreto di espulsione di stranieri e per i ricorsi al Garante per la protezione dei dati personali, è esteso ai giudizi civili ed amministrativi nonché alle procedure di volontaria giurisdizione. È stato fissato un limite di reddito, sotto il quale si può beneficiare dell’agevolazione.

Come deve essere amministrato il patrimonio del minore?

Il tutore ha, tra le sue funzioni, il compito di amministrare il patrimonio del minore: beni mobili e immobili, depositi di denaro, depositi amministrati, entrate quali pensioni, prestazioni assistenziali, l’assegno del genitore decaduto o sospeso dalla potestà o l’assegno alimentare di ascendenti o fratelli (si veda la quasi totalità della sezione III, capo primo del Titolo X del codice civile). E’ possibile che alcuni beni vengano trasferiti al minore per testamento o donazione dopo l’inizio della tutela. In questo caso, qualora non sia nominato un curatore speciale (art. 356 c.c.), tali beni entreranno a far parte dell’amministrazione del tutore, previa accettazione su autorizzazione del Giudice Tutelare (art. 374, n. 3 c.c.).

Il tutore dovrà, rispetto alle finalità dell’amministrazione del patrimonio, prima di tutto avere come obiettivo il mantenimento dello stesso patrimonio, in una ottica di utilizzo per l’educazione e l’istruzione del minore, sempre con lo scopo di tutelare l’interesse migliore del minore. Dunque risulta secondario l’interesse di investimento dei beni.

Il tutore può compiere liberamente atti di ordinaria amministrazione (es. apertura di un conto corrente, spesa per beni di uso) oppure, a seguito di autorizzazione del Giudice Tutelare o del Tribunale (ex artt. 374 e 375 c.c.), atti di straordinaria amministrazione (es. accettazione di un’eredità o vendita di un immobile). Per le spese mensili, nella prassi il Giudice Tutelare determina una somma per le spese che il tutore dovrà sostenere per la cura e il mantenimento del minore, predisponendo un apposito conto o libretto bancario, così rendendo inutile una continua richiesta di autorizzazioni mensili.

Se il minore possiede denaro, titoli di credito al portatore o oggetti preziosi, il tutore deve depositarli presso l’istituto di credito indicato dal Giudice Tutelare (art. 369 c.c.). Se il minore possiede capitali destinati a produrre interessi, il tutore deve investirli, con l’autorizzazione del Giudice Tutelare, in forme sicure secondo i criteri stabiliti dall’art. 372 c.c. (titoli di stato, immobili…). I titoli al portatore devono essere convertiti in titoli nominativi (art. 373 c.c.).

Nelle tutele con patrimonio, il tutore deve tenere una regolare contabilità e presentare al Giudice un rendiconto annuale (art. 380 c.c.) che riporti le entrate e le uscite con l’indicazione della spesa forfettaria per l’ordinaria amministrazione e la specificazione documentata delle spese straordinarie. Le modalità e le formalità del rendiconto annuale sono diverse, in base alla prassi dei diversi Tribunali.
Quali azioni sono vietate al Tutore volontario?

Il tutore non può compiere atti in cui egli sia controparte del minore, in quanto vi sarebbe un evidente conflitto di interessi (art. 378 c.c.). Ad esempio non può acquistare beni del minore o prendere in locazione un appartamento che appartiene al patrimonio del minore, a meno che non vi sia un’autorizzazione del Giudice Tutelare.

Qualsiasi atto compiuto nell’inosservanza delle norme riguardanti la tutela è comunque annullabile (art. 377 c.c.). Il caso più usuale si ha quanto il tutore agisce senza la necessaria autorizzazione del Giudice. In questa ipotesi l’atto è annullabile. L’annullamento non si attiva d’ufficio, ma può essere fatta valere solo dal tutore, dal minore o dai suoi eredi o aventi causa, entro cinque anni dal consegui- mento della maggiore età del minore. Qualora il tutore si sia attivato senza autorizzazione e nelle more si accorge della cosa, anche se di regola l’autorizzazione deve essere chiesta dal tutore prima della realizzazione dell’atto, è possibile chiedere ed ottenere la convalida di un atto altrimenti annullabile, in questo modo sanando il vizio.

In base all’art. 374 c.c. il tutore non può, senza l’autorizzazione del giudice tutelare:
1) acquistare beni, eccettuati i mobili necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio;
2) riscuotere capitali, consentire alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, assumere obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio;
3) accettare eredità o rinunciarvi, accettare donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni;
4) fare contratti di locazione d’immobili oltre il novennio o che in ogni caso si prolunghino oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età;
5) promuovere giudizi, salvo che si tratti di denunzie di nuova opera o di danno temuto, di azioni possessorie o di sfratto e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi.

In base all’art. 375 c.c. il tutore non può, senza l’autorizzazione del Tribunale competente (su parere del Giudice Tutelare):
1) alienare beni, eccettuati i frutti e i mobili soggetti a facile deterioramento;
2) costituire pegni o ipoteche;
3) procedere a divisioni o promuovere i relativi giudizi;
4) fare compromessi e transazioni o accettare concordati.

Il tutore volontario può essere chiamato al risarcimento danni causati nei confronti del minore?

Il tutore è responsabile nei confronti del minore e, conseguentemente, se gli provoca un danno per abuso dei poteri o trascuratezza dei doveri, è tenuto al risarcimento (art. 382 c.c.), sia per dolo (con intenzione) sia per colpa, qualora non abbia agito con la diligenza del buon padre di famiglia.

Per non essere sottoposto a responsabilità, spetterà al tutore dimostrare che l’inadempimento, dal quale è derivato il danno al minore, è dipeso da una causa a lui non imputabile. Ad esempio, il tutore non risponde di eventuali danni dipesi da scelte sbagliate del Giudice, che lo stesso tutore ha solo subito. L’azione di responsabilità può essere esperita solo dopo che il tutore ha cessato le sue funzioni, perché rimosso o esonerato, o la tutela è stata chiusa (ad esempio il minorenne ha raggiunto la maggiore età).

In alcuni casi il tutore può essere chiamato a rispondere dei danni arrecati a terzi dal comportamento del minore. Qualora il minore sia incapace di intendere e volere e si trova sotto la custodia di un adulto tenuto a sorvegliarlo (per es. il proprio tutore legale), sarà quest’ultimo a dover risarcire il danneggiato, a meno che non provi di non aver potuto impedire il fatto (art. 2047 c.c.). Tal prova è, nella prassi giudiziale, particolarmente difficile da determinare. Il minore incapace non risponde del danno causato, ma il giudice può imporgli di pagare un equo indennizzo (art. 2047, 2°c, c.c.) qualora chi era tenuto alla sorveglianza non sia solvibile.

E’ imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere. Esistono cinque cause di esclusione o diminuzione dell’imputabilità: 1) minore età; 2) infermità di mente; 3) sordomutismo; 4) ubriachezza; 5) azione di stupefacenti. Quanto ai minori, “non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto 14 anni”; invece, è imputabile “chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e di volere”. In tale periodo, il giudice deve quindi accertare caso per caso se il soggetto era imputabile.

Quando si conclude la tutela?

Al di fuori del caso specifico di un affidamento preadottivo (in questo caso la durata della tutela definita per legge è di un anno), la tutela dura fino a quando il minore consegue la maggiore età.

Può però cessare anticipatamente in determinate condizioni:
– la morte del minore;
– il matrimonio del minore ultrasedicenne (caso di emancipazione, art. 390 c.c.);
– il riacquisto dell’esercizio della potestà da parte del genitore del minore;
– l’adozione del minore;
– il rimpatrio assistito del minore straniero non accompagnato (MSNA).

Inoltre, il tutore può essere sostituito in diversi casi con:
– esonero nell’interesse del tutore, quando l’esercizio della tutela diventa per lui praticamente impossibile o gravosa (in caso di malattia, eccessiva distanza tra il domicilio del tutore e quello dell’assistito), previa individuazione di un nuovo tutore (art. 383 c.c.);
– rimozione nell’interesse del minore, quando il tutore negligente ha omesso alcuni atti o ha abusato dei suoi poteri o si è dimostrato non adatto o è diventato immeritevole dell’ufficio anche per azioni estranee alla tutela (art. 384 c.c.).
Per la chiusura della tutela (che viene dichiarata dal Giudice Tutore), il tutore deve procedere:
– alla consegna dei beni: all’eventuale nuovo tutore o al minore se la tutela termina per conseguimento della maggiore età;
– alla presentazione entro due mesi del rendiconto finale al Giudice, che deve approvarlo (art. 385 c.c.). Se il conto finale non è presentato entro il termine previsto o se il decreto di approvazione del Giudice Tutelare viene impugnato, interviene il Tribunale ordinario (art. 386 c.c.).

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda – I M.S.N.A., Minori Stranieri Non Accompagnati

I minorenni di origine straniera presenti in territorio italiano sono titolari di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia. A supporto di quanto detto, il D.lgs 286/98 all’art. 28 c. 3, stabilisce che “in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all’unità familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176”.

I minorenni stranieri non accompagnati sono quei minorenni che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano: il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 dicembre 1999 n. 535, all’art. 1, definisce il minorenne straniero non accompagnato come quel minorenne non avente la cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nel territorio dello Stato. Rientrano in tale definizione anche i minorenni che vivono con adulti diversi dai genitori, che non ne siano tutori o affidatari in base a un provvedimento formale, in quanto questi minorenni sono comunque privi di rappresentanza legale in base alla legge italiana.

Poi vi sono i minorenni richiedenti asilo (definiti dall’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951), cioè coloro che, temendo a ragione di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, si trovano fuori dal loro Paese di origine e non possono o non vogliono, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese, oppure, se apolidi, si trovano fuori dal territorio nel quale avevano precedentemente la dimora abituale e per lo stesso timore non possono o non vogliono farvi ritorno.

Infine, il Ministero dell’Interno (garantire i diritti dei minorenni), descrive altre due situazioni:
– minorenni non accompagnati vittime di tratta: si intendono i minorenni non accompagnati che “mediante inganno o mediante violenza, minaccia, abuso di autorità, di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante promessa o dazione di somme di danaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità” sono ridotti in uno stato di soggezione e costretti ad entrare e uscire dal territorio italiano (tratta internazionale) oppure a spostarsi o a permanere al suo interno (tratta interna) per essere sottoposti ad uno sfruttamento di qualsiasi genere (sessuale, lavorativo, in attività illegale o di mendicità). Tale condotta è posta in essere dai trafficanti che in un momento qualsiasi di questo processo ottengono un profitto economico o di qualunque altra natura.
– minorenni non accompagnati vittime di sfruttamento: si intendono quei minorenni non accompagnati che sono costretti, tramite un’imposizione che si basa su una condotta che incide significativamente sulla capacità di autodeterminazione e sulla volontà della vittima, a svolgere attività dalle quali deriva un ingiusto profitto per lo sfruttatore, attraverso lo sfruttamento sessuale, lavorativo e l’impiego in attività illegali e di mendicità.

Ai minorenni stranieri non accompagnati si applicano tutte le norme previste in generale dalla legge Italiana in materia di assistenza e protezione dei minorenni.

In particolare, sempre secondo le line guida del Ministero dell’Interno al minorenne straniero, privo di riferimenti familiari o parentali, deve essere assicurata la pronta accoglienza nei seguenti termini:
– il minorenne straniero non accompagnato che arriva sul territorio dello Stato italiano viene collocato dalle Forze dell’ordine nelle strutture temporanee dei luoghi di sbarco, ai fini dell’identificazione, dell’eventuale accertamento dell’età, di un primo screening sanitario, di un’adeguata informativa sulla protezione internazionale (possibilmente con un mediatore culturale) e per il soddisfacimento dei necessari bisogni materiali. Le Forze dell’ordine segnalano la presenza alla Prefettura territorialmente competente, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e al Giudice Tutelare e, ove opportuno, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione;
– la Prefettura ne dà tempestiva comunicazione al Prefetto del capoluogo di Regione e all’Unità di missione costituita presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, che individuerà le strutturedisponibili per i necessari trasferimenti. Le Forze dell’ordine del luogo di destinazione danno comunicazione ai Servizi Sociali del Comune dove è ubicata la struttura temporanea nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e al Giudice Tutelare;
– il Comune dove è ubicata la struttura di destinazione segnala immediatamente la presenza del minorenne alla Prefettura, al Servizio Centrale del Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione ai fini dell’inserimento al SIM e a segnalare tempestivamente l’eventuale irreperibilità dei minori.

Secondo il Report nazionale sui MSNA del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 31 gennaio 2014, sono stati segnalati un numero totale di MSNA di 7.824, di cui 5.952 presenti e 1.872 irreperibili. L’età media è alta (dai 15 ai 18 non compiuti, oltre il 90% dei segnalati) ed il genere maschile è preponderante con una percentuale che arriva al 93,9%. Egitto, Bangladesh, Albania, Afghanistan, Somalia, Marocco, Gambia, Eritrea e Senegal sono i Paesi d’origine, nell’ordine, più rappresentati. Per l’accoglienza, in Calabria si contano 327 MSNA (5,5% di tutti i Minori Stranieri Non Accompagnati), mentre gli irreperibili risultano essere in 249.

Spesso i minorenni stranieri non accompagnati risultano sprovvisti di validi documenti di identificazione. Qualora vi dubiti circa la minore età (si pensi al fatto che la maggior parte dei MSNA ha dai 15 ai 18 non compiuti) dichiarata e solo se non sia stato possibile o ritenuto opportuno nel migliore e supremo interesse del minore, attivare la competente rappresentanza consolare o diplomatica le autorità preposte, possono, solo in ultima istanza, richiedere un esame per l’accertamento dell’età. Sottolinea il Ministero dell’Interno come, in ogni modo, la presunzione della minore età, in caso di dubbio, deve sempre essere garantita anche al fine di evitare che il minorenne identificato come maggiorenne sia trattenuto in Centri di Identificazione ed Espulsione o comunque in Centri di accoglienza per adulti. È auspicabile “che le strutture individuate per effettuare tali valutazioni siano dotate di personale in possesso di competenze mediche, radiologiche, pediatriche, neuropsichiatriche e psicologiche adeguate allo scopo, ovvero di personale sanitario debitamente formato, in maniera da garantire la minore variabilità possibile del giudizio espresso, nel rispetto delle migliori garanzie per il minorenne per il perseguimento dei fini di giustizia”.
La Risoluzione del Parlamento europeo del 12 settembre 2013 sulla situazione dei minori non accompagnati nell’UE (2012/2263(INI): “deplora l’inadeguatezza e la natura invadente delle tecniche mediche utilizzate per valutare l’età in alcuni Stati membri , che possono causare traumi, e la natura controversa e i grandi margini di errore di alcuni metodi basati sulla maturità delle ossa o la mineralizzazione dei denti; invita la Commissione a includere negli orientamenti strategici standard comuni basati sulle pratiche migliori , riguardanti il metodo di accertamento dell’età, che dovrebbero consistere in una valutazione multidimensionale e multidisciplinare, essere effettuati in modo scientifico, a misura di minore, sensibile al genere ed equo, con particolare attenzione alle ragazze, e svolti solo da professionisti ed esperti qualificati e indipendenti; ricorda che l’accertamento dell’età deve essere effettuato nel rispetto dei diritti del bambino, dell’integrità fisica e della dignità umana e che ai minori deve essere sempre riconosciuto il beneficio del dubbio; ricorda inoltre che gli esami medici devono essere effettuati solo quando gli altri metodi di valutazione dell’età siano stati esauriti e che dovrebbe essere possibile presentare ricorso contro i risultati di detta valutazione; accoglie con favore i lavori dell’ Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) al riguardo, che dovrebbero essere estesi a tutti i minori; chiede agli Stati membri di designare, fin dall’arrivo di un minore sul territorio europeo e fino al raggiungimento di una soluzione sostenibile, un tutore o una persona responsabile con il compito di accompagnarlo, assisterlo e rappresentarlo in tutte le procedure e di dargli la possibilità di beneficiare di tutti i suoi diritti in tutte le procedure; chiede inoltre che tale persona riceva una formazione specifica sulle problematiche legate ai minori non accompagnati, la tutela dell’infanzia e i diritti dei bambini, nonché sulla normativa in materia di asilo e di immigrazione, e agisca in piena indipendenza; ritiene che queste persone debbano ricevere una formazione continua e adeguata ed essere sottoposte a controlli regolari e indipendenti; invita la Commissione a includere nelle linee strategiche norme comuni basate sulle migliori prassi riguardanti il mandato, le funzioni , le qualità e le competenze di tali persone”.

Il sistema di accoglienza italiano per i MSNA prevede diverse tipologie di strutture:
– centri di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA);
– centri di transito istituiti in caso di emergenza;
– comunità per Minori;
– comunità per Minori Richiedenti Asilo.

Le comunità di accoglienza per minorenni devono garantire:
– assistenza socio-psicologica;
– assistenza sanitaria;
– orientamento legale (mediante informative di gruppo e individuali);
– supporto di mediatori linguistico-culturali;
– collaborazione con il Comune alla segnalazione alla Direzione Generale dell’immigrazione e le politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
– avvio della procedura per il rilascio del permesso di soggiorno presso la locale Questura;
– iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale;
– insegnamento di base della lingua italiana;
– inserimento scolastico e professionale e attivazione di servizi a sostegno del minorenne.

I minorenni stranieri non possono essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato (e in questi casi il provvedimento di espulsione è disposto dal Tribunale per i minorenni) e salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi.

I minorenni stranieri non accompagnati che temono di subire persecuzioni nel loro Paese, per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche o che, al rientro in patria, temono danni gravi alla persona, hanno diritto di presentare domanda per il riconoscimento della protezione internazionale. Al minorenne è garantita l’assistenza del tutore in ogni fase della procedura per l’esame della domanda

I minorenni stranieri non accompagnati (non richiedenti asilo) possono però essere rimpatriati mediante il “rimpatrio assistito”, che può essere adottato solo se, in seguito a un’indagine nel Paese d’origine del minorenne e a una valutazione della situazione individuale, si ritiene che ciò sia nel suo superiore interesse e che lo stesso faccia espressamente richiesta di ricongiungersi alla propria famiglia e di far rientro nel proprio Paese di origine. Il rimpatrio assistito è disposto dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, prevede un accompagnamento del minorenne alla famiglia o alle autorità responsabili del Paese d’origine ed un progetto di reinserimento socio – famigliare individualizzato, e si attua una volta attivate le opportune indagini anche con organismi nazionali/internazionali. La Direzione Generale decide se è nell’interesse del (supremo e migliore) minorenne essere rimpatriato o restare in Italia, anche in considerazione degli eventuali rischi che il rimpatrio potrebbe comportare.

Tutti i minorenni stranieri non accompagnati hanno diritto di ottenere almeno un permesso di soggiorno per minore età che è rilasciato dalla Questura competente. Se non si procede al rimpatrio assistito, si sostituisce il permesso per minore età con un permesso di soggiorno per affidamento, a seguito della decisione del Tribunale per i minorenni ovvero, su iniziativa promossa dai Servizi Sociali, dal Giudice Tutelare. Entrambi i permessi di cui sopra sono convertibili, al raggiungimento della maggiore età, in un permesso di soggiorno per lavoro o per studio, rinnovabile alla scadenza.

E’ fondamentale sottolineare come i minorenni stranieri titolari di un permesso di soggiorno (per minore età, per affidamento, per motivi familiari, per protezione sociale, per richiesta di asilo o per asilo) sono iscritti obbligatoriamente al Servizio Sanitario Nazionale e quindi hanno pienamente diritto di accedere a tutte le prestazioni fornite. In sede di Conferenza Stato-Regioni il 20 dicembre 2012 tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano è stato sancito l’Accordo “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome” predisposto dal Gruppo tecnico interregionale “Immigrati e Servizi sanitari”, pubblicato in G.U. n. 32 del 7 febbraio 2013, suppl. ord. 9. Tale accordo risponde all’esigenza condivisa dalle Regioni di uniformare a livello nazionale le modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria agli immigrati extra-comunitari e comunitari. In particolare l’accordo prevede l’iscrizione obbligatoria al SSR dei “minorenni stranieri presenti sul territorio a prescindere dal possesso del permesso di soggiorno” con conseguente diritto al pediatra di libera scelta.

Inoltre tutti i minorenni stranieri, anche se privi di permesso di soggiorno, sono soggetti all’obbligo scolastico e hanno diritto di essere iscritti a scuola e ottenere il titolo conclusivo del corso di studi. Questo diritto riguarda la scuola di ogni ordine e grado (quindi non solo la scuola dell’obbligo). L’iscrizione può essere richiesta in qualsiasi periodo dell’anno scolastico e tendenzialmente il minore verrà inserito alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il Collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, in base all’ordinamento degli studi del Paese di provenienza; all’ accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno; al corso di studi eventualmente seguito nel Paese di provenienza ed al titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.

Ai minorenni stranieri si applicano in materia di lavoro le stesse norme che si applicano ai minorenni italiani (ammissione al lavoro solo dopo il compimento dei 16 anni e dopo aver assolto all’obbligo scolastico).

Si conclude la presente scheda citando come la risoluzione del Parlamento europeo del 12 settembre 2013 rammenta che “un minore non accompagnato è innanzitutto un bambino potenzialmente a rischio e che la protezione dei bambini, e non le politiche dell’immigrazione, deve essere il principio guida degli Stati membri e dell’Unione Europea a tal riguardo, rispettando il principio di base dell’interesse superiore del bambino; ricorda che per bambino e di conseguenza per minore si intende qualsiasi persona, senza alcuna eccezione, che non abbia ancora completato il diciottesimo anno di vita; rileva che i minori non accompagnati, in particolare le giovani, sono due volte più suscettibili di essere confrontati con difficoltà e problemi rispetto agli altri minori; osserva che essi sono particolarmente vulnerabili, nella misura in cui essi hanno le stesse esigenze degli altri minori e rifugiati con cui condividono esperienze analoghe; sottolinea che le ragazze e le donne sono particolarmente vulnerabili alle violazioni dei loro diritti nel corso del processo migratorio e che le ragazze non accompagnate sono particolarmente a rischio in quanto sono spesso il principale oggetto dello sfruttamento sessuale, degli abusi e della violenza; rammenta che nell’ UE i minori non accompagnati sono spesso trattati dalle autorità come delinquenti che hanno violato le leggi sull’immigrazione, anziché come individui con diritti in funzione dell’età e delle circostanze particolari”.

 

 

 

 

 

 

Scheda – Principi a tutela del fanciullo

In questa sezione ricordiamo, tratteggiandoli in maniera brevissima, alcuni dei principi generali e dei diritti riconosciuti dalla Convenzione dei Diritti dei Fanciulli del 1989, considerando che in tale tematica si stanno affermando anche nuovi diritti (c.d. diritti di terza e quarta generazione).

Principio di non discriminazione
L’art. 2 afferma che i diritti sanciti dalla Convenzione si applicano a tutti i bambini senza alcuna distinzione; gli Stati si impegnano affinché i bambini siano effettivamente tutelati contro ogni forma di discriminazione. Il principio di non discriminazione è rintracciabile anche nell’art. 22 relativo alla tutela particolare dei bambini rifugiati, nell’art. 23 che riguarda i bambini disabili, nell’art. 30 che si riferisce alla protezione dei bambini autoctoni e nell’art. 28, nel contesto del diritto all’educazione. Particolarmente a rischio di discriminazione sono i minori che si trovano in situazioni di svantaggio o di bisogno, come ad esempio i minori stranieri, specie se non accompagnati, i richiedenti asilo o rifugiati.

Principio del superiore interesse del minore
In estrema sintesi, si deve sottolineare come il migliore (the best) interesse del minore deve prevalere in ogni valutazione. Ad esempio deve sempre prevalere in caso di controversia fra gli interessi degli adulti e quelli dei bambini.

Diritto alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo
Ogni fanciullo ha il diritto inerente alla vita.

Diritto alla salute
L’Organizzazione mondiale della sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, psicologico e sociale e non come la semplice assenza di malattia. Il diritto alla salute comprende moltissime tematiche, ad esempio l’assistenza ospedaliera e la promozione di stili di vita sani.

Diritto all’assistenza
L’art. 6 stabilisce al secondo comma il diritto di ogni bambino alla sopravvivenza e allo sviluppo. Partendo dal presupposto che ogni bambino ha diritto ad un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale, la Convenzione stabilisce il dovere dello Stato di garantire la sicurezza sociale (art.26) e l’assistenza necessaria ai minori e alle loro famiglie (art.27).

Diritto a non essere separati dai propri genitori
Particolarmente interessante in questa sede, l’art. 9 afferma che il minore non deve venire separato dai suoi genitori, a meno che la separazione si renda necessaria per la tutela del suo miglior interesse, come ad esempio in casi di maltrattamento o negligenza.

Rispetto per le opinioni del fanciullo
L’art. 12 afferma il diritto del minore ad esprimere liberamente le proprie opinioni su ogni questione che lo interessa e a vederle prese in considerazione. Viene inoltre riconosciuto al minore il diritto ad essere ascoltato in ogni procedura amministrativa o giudiziaria che lo riguarda, “i bambini devono essere in grado di esercitare il loro diritto di partecipazione in maniera coerente con il loro migliore interesse e in condizione di libertà di espressione” (M. F. Lucker-Babel).

Libertà di pensiero, di espressione coscienza e religione
Il bambino ha una propria dimensione che non può essere ridotta dagli adulti (riconoscimento e sviluppo dell’identità del bambino). Riconoscendo questo ambito si riconosce una maturità al minore che in alcuni ambiti risultava limitata o compromessa.

Responsabilità e ruolo dei genitori
L’art. 18 stabilisce che “la responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori (…)”. Tuttavia, “gli Stati parti accordano gli aiuti appropriati ai genitori (…) nell’esercizio della responsabilità che incombe loro di allevare il fanciullo e provvedono alla creazione di istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo”.

Assistenza ai minori disabili
L’art. 23 della Convenzione stabilisce che i minori con disabilità hanno il diritto si condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscano la loro dignità, favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità.

Diritto all’istruzione
L’art. 28 stabilisce il diritto dei minori all’istruzione e il dovere degli Stati di rendere l’insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti, predisporre un insegnamento secondario sia generale che professionale, aperto e accessibile a ogni fanciullo, garantire a tutti l’accesso all’insegnamento superiore, attivare un sistema accessibile di orientamento scolastico e professionale, promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola. Gli Stati, inoltre, devono vigilare affinché la disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo e compatibilmente ai principi della Convenzione. L’articolo 29 afferma che l’educazione del minore deve avere come finalità lo sviluppo delle sue attitudini mentali e fisiche, il rispetto dei diritti umani, il rispetto della propria identità culturale, il rispetto di valori quali la pace, la tolleranza, l’uguaglianza, il rispetto dell’ambiente naturale.

Diritto al riposo e al tempo libero
L’art. 31 stabilisce il diritto del fanciullo al riposo e al tempo libero, il diritto di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

 

 

Riferimenti normativi e (minimi) bibliografici pratici

– Costituzione Italiana
– Dichiarazione universale dei Diritti Umani (adottata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 217A (III) del 10 dicembre 1948)
– Convenzione sui diritti del fanciullo, New York, 20 novembre 1989 (ratificata con Legge 27 maggio 1991, n. 176)
– Carta europea dei diritti del fanciullo adottata a Strasburgo il 25 gennaio 1996 (ratificata con Legge 20 marzo 2003, n. 77)
– Articoli del codice civile
– Legge 4 Maggio 1983, n. 184 (come mod. ed int.)
– Decreto Legislativo n. 286/1998 (come mod. ed int.)
– Legge Regione Calabria 12 novembre 2004, n. 28

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– Ministero dell’Interno e Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Garantire i diritti dei minorenni, Vademecum per le forze di polizia, 2014
– Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione, Manuale d’uso per l’integrazione, 2014
– Regione Veneto, Ufficio Protezione Pubblica Tutela dei Minori, Vademecum per Tutori Volontari di Minori d’Età, 2005
– Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Vademecum Area Minori e Famiglie, 2007
– Ministero della Giustizia, Dip. Giustizia Minorile, Centro per la Giustizia Minorile della Puglia, Servizi Minorili Puglia, Wendy torna a casa, 2008
– Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione, Minori Stranieri, 2014
– Ministero dell’Interno, Minori stranieri e diritto all’istruzione e alla formazione professionale, 2014
– ANCI/CITTALIA, V Rapporto – I Minori Stranieri Non Accompagnati in Italia, 2014
– Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione, Report Nazionale Minori Stranieri Non Accompagnati, 2014
– Terre des hommes, Guida Piscosociale per operatori impegnati nell’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati, 2014
– Ministero dell’Interno, La qualifica del mediatore interculturale, 2014

 

A tali riferimenti bibliografici, in particolare ai lavori del Ministero dell’Interno, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione e Ufficio Protezione Pubblica Tutela dei Minori Regione Veneto, si è fatto ampio riferimento nella stesura di questo primo mini vademecum.