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Ruolo del coordinatore genitoriale nelle fratture familiari

Marilina Intrieri

Roma ANFI 9.11.2024

 

La riforma Cartabia – cm sappiamo -ha introdotto significative modifiche nel contesto della giustizia familiare, con  l’utilizzo di metodi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR) per coppie in conflittualità cronica, in fase di separazione o divorzio, per una soluzione extragiudiziale, con la nomina da parte  del giudice di un ausiliario per fornire sostegno e aiutare i genitori nei rapporti con i figli minori ed  agevolare la ripresa o il miglioramento delle relazioni tra genitori e figli.

La riforma ha previsto che il giudice possa nominare uno o più professionisti come ausiliari per interventi di supporto al nucleo familiare, con l’obiettivo di superare i conflitti tra le parti, dare sostegno ai minori, agevolare il miglioramento delle relazioni familiari.

 

E’ quindi  una disposizione che mira a un supporto specializzato per soluzioni che proteggano l’interesse superiore dei minori coinvolti e promuovano relazioni familiari più equilibrate.

 

Attraverso l’adozione dei metodi finalizzati a promuovere soluzioni consensuali e ridurre i tempi e i costi delle dispute legali la riforma ha inteso migliorare l’efficienza della giustizia familiare.

 

 I punti chiave delle modifiche nel contesto della riforma della giustizia familiare sono quindi:

 

1-l’uso delle tecniche ADR (metodi alternativi di risoluzione delle controversie);

 

2-la nomina dell’ausiliario, un professionista specializzato, appunto il  coordinatore genitoriale, che lavora  aiutando i genitori in conflitto  a gestire le  responsabilità, alla cooperazione tra loro per decisioni inerenti  il bene dei figli, a migliorare la comunicazione, ad aiutare a implementare i piani genitoriali, a risolvere dispute quotidiane sull’affidamento e la cura dei figli, a lavorare in coordinamento con i servizi sociali e l’ autorità giudiziaria per  decisioni inerenti l’interesse del minore.

 

L’art. 473 bis 26 cpc dispone che il giudice ,su istanza congiunta  delle parti, possa nominare ai sensi – uno o piu ausiliari    tra iscritti all’albo dei CTU   o fuori dell’albo se  vi è accordo tra le parti – per intervenire sul nucleo familiare in conflitto a tutela del benessere dei figli minorenni.

 

Il modello di coordinazione genitoriale è nato negli Stati Uniti e in Italia la magistratura lo ha considerato favorevolmente per superare gli ostacoli    all’esercizio della bigenitorialità durante la fase di dissolvimento dell’unione familiare in cui i genitori con i loro sentimenti di dolore e rancore coinvolgono i figli costretti a vivere il loro dolore insieme a quello dei genitori i quali  invece dovrebbero tutelarli durante le fasi di trasformazione delle relazioni familiari.

 

Il legislatore della Riforma con tale figura di ausiliario -il  coordinatore genitoriale interviene per agevolare la ripresa o il miglioramento delle relazioni tra genitori e figli per far fronte a quelle situazioni che a volte si presentano nel corso del procedimento   che le parti non sono in grado di affrontare e risolvere da sole.

 

Vediamo i  dettagli principali:

 

il giudice può nominare uno o più ausiliari su istanza congiunta delle parti. Questi ausiliari possono essere scelti tra gli iscritti all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio, o al di fuori dell’albo se vi è accordo tra le parti;

 

il giudice determina gli obiettivi dell’attività dell’ausiliario e stabilisce i termini entro cui l’ausiliario deve depositare la relazione sull’attività svolta, nonché i termini entro cui le parti possono depositare note scritte.

 

Le competenze professionali di un ausiliario nominato in un contesto giudiziario familiare possono variare a seconda delle specifiche esigenze del caso che includono:

  • una solida formazione accademica e professionale nel campo pertinente, che possono includere psicologia, diritto, assistenza sociale, mediazione
  • una esperienza specifica e pratica nel trattare situazioni simili a quelle da affrontare con attività svolte in precedenza in contesti di conflitto familiare, custodia di minori, mediazione;
  • L’ iscrizione all’albo dei CTU del tribunale, che è in ogni caso garanzia di aver superato determinati criteri di qualificazione e competenza professionali;
  • una riconosciuta forte etica professionale su imparzialità, riservatezza, rispetto dei diritti di tutte le parti coinvolte;
  • buona comprensione delle normative legali e dei procedimenti giudiziari.

 

Sono altresì fondamentali le competenze comunicative che facilitano così l’interazione tra le parti coinvolte per contribuire a risolvere i conflitti familiari.

  • Le competenze comunicative chiave necessarie al coordinatore genit sono individuate nella:
  • capacità di ascolto attento delle parti coinvolte, delle loro preoccupazioni e bisogni, essenziale per costruire fiducia e facilitare il dialogo;
  • comunicazione chiara, evitando ambiguità, un punto cruciale per assicurarsi che tutte le parti comprendano le informazioni e le istruzioni;
  • una posizione neutrale e imparziale per cui tutte le parti si sentano ascoltate e rispettate;
  • abilità nella gestione dei conflitti, una capacità di mediare tra le parti per trovare soluzioni accettabili per tutti;
  • fornire un feedback costruttivo e rispettoso, aiutando le parti a riflettere sulle proprie azioni e a migliorare la loro comunicazione;
  • pazienza e tolleranza di fronte a situazioni difficili o emotivamente cariche, mantenendo la calma e la professionalità;
  • capacità di sintesi delle informazioni e delle posizioni delle parti che siano comprensibili e utilizzabili per il processo decisionale;
  • Saper negoziare accordi tra le parti, trovando compromessi che soddisfino i bisogni di tutti, che è fondamentale per risolvere i conflitti in modo equo.

 

Sono queste le competenze che aiutano il coordinatore genitoriale a navigare nei complessi scenari familiari e occorrono a facilitare la comunicazione e promuovere soluzioni collaborative.

 

Per raggiungere un accordo accettabile per entrambi nella  scelta dell’ ausiliario, facilitando così una gestione più efficace e armoniosa del procedimento familiare le parti coinvolte in un procedimento giudiziario ci sono alcuni passaggi chiave da seguire:

 

quello della consultazione e dialogo tra le parti per discutere le esigenze specifiche del caso e le caratteristiche desiderate nell’ausiliario circa l’esperienza professionale, le qualifiche specifiche, l’approccio metodologico;

 

 stilare una lista di potenziali candidati, tra quelli all’interno dell’albo dei consulenti tecnici d’ufficio o segnalati da professionisti del settore legale o psicologico.

 

È utile considerare candidati che abbiano specifica rilevante esperienza nelle questioni familiari del caso;

 

le parti possono anche organizzare colloqui preliminari con i candidati per valutare chi meglio si adatta alle esigenze del caso e delle parti coinvolte;

 

se le parti hanno difficoltà a raggiungere un accordo, possono avvalersi di un mediatore familiare o di un avvocato che possa facilitare il dialogo e aiutare le parti a trovare un terreno comune;

 

una volta raggiunto un consenso, le parti possono formalizzare l’accordo presentandolo al giudice il quale  procederà alla nomina dell’ausiliario scelto.

 

E’ estremamente importante la cooperazione tra  genitori centrata sui bisogni dei figli – nel processo di coordinazione –  per  un ambiente familiare più stabile e cooperativo;

 

il consenso di entrambi i genitori, è presupposto per la  nomina e deve permanere per tutta la durata dell’incarico, e il genitore se motivato e lo ritenga può revocare il consenso.

 

L’ausiliario del giudice svolge una funzione strumentale al provvedimento che il giudice emette al termine di un procedimento, non ha poteri decisionali vincolanti, collabora col tribunale al quale riferisce l’andamento della situazione familiare, fornendo suggerimenti per migliorare le relazioni genitoriali, fornisce raccomandazioni su questioni di ordinaria amministrazione, favorisce intese genitoriali su questioni di straordinaria amministrazione, relaziona al giudice sull’andamento del supporto alla genitorialità,interloquisce sugli ostacoli, mantiene  comunicazioni costanti e parità tra le parti, i loro legali, collabora con professionisti di vari ambiti per il sostegno alla bigenitorialità.

 

In assenza di accordo tra le parti sulla scelta dell’ausiliario coordinatore, il giudice procede alla  nomina individuandolo nell’elenco dei CTU del tribunale secondo criteri di competenza e idoneità rispetto alle esigenze specifiche del caso valutando le qualifiche e l’esperienza dei candidati per assicurarsi che l’ausiliario scelto sia in grado di svolgere efficacemente il compito di garanzia a supporto del nucleo familiare.

 

L’art 68 cpc dispone  che nei casi previsti dalla legge – se  c’è necessità – il giudice  o il cancelliere o l’uff giudiziario  puo farsi assistere da esperti della materia, in generale  da persona idonea al compimento di atti che non e’ in grado di compiere da solo.

 

L’incarico ha una durata iniziale di 6 mesi, rinnovabile fino a 24 mesi;

Il giudice individua gli obiettivi dell’attività che demanda all’ausiliario coord. genitoriale fissa i termini entro cui l’ausiliario deve depositare la relazione.

 

L’ausiliario nei termini fissati dal giudice relazionerà sull’attività svolta in riferimento agli obiettivi affidatigli dal giudice e le parti sempre nei termini fissati dal giudice, potranno depositare note scritte.

 

Circa poteri e  limiti dell’incarico dinnanzi a questioni che possono sorgere l’ausiliario o le parti si rivolgono al giudice il quale, sentite le parti, dispone.

 

Per tutta la durata dell’intervento il giudice procedente conserva un ruolo di guida e controllo dell’intervento di sostegno.

 

La nomina di un coordinatore genitoriale è valutata quando la mediazione familiare non ha successo, quando ai figli è negato il contatto con l’altro genitore, quando le frequentazioni sono severamente ridotte .

 

La mediazione familiare supporta le parti nel superare il fallimento della relazione coniugale senza assumere decisioni, mentre la coordinazione genitoriale aiuta i genitori a gestire i conflitti familiari e ad attuare gli accordi di custodia.

 

La differenza tra mediazione e coordinazione sta nel fatto che la mediazione familiare  è un processo neutrale che aiuta le parti a raggiungere un accordo mentre  la coordinazione genitoriale si concentra sulla gestione delle dinamiche familiari conflittuali per proteggere il minore dai conflitti tra i genitori.

 

La riforma Cartabia ha  definito l’uso del piano genitoriale;

 

l’art. 473 bis 12 che indica i requisiti di contenuto e forma dell’atto introduttivo del nuovo procedimento in materia di persone, minorenni e famiglie  disponendo  che per i procedimenti relativi ai minorinel ricorso introduttivo venga allegato un piano genitoriale – dal quale debbono risultare gli impegni e le attività quotidiane dei figli relative alla scuola, al percorso educativo, alle attività extrascolastiche, alle frequentazioni abituali e alle vacanze normalmente godute mentre il Bis 16 dell’art 473 cpc disciplina le modalità di costituzione del convenuto il quale  in presenza di figli minorenni dovrà produrre tra i documenti richiesti  un  piano genitoriale.

 

Il piano genitoriale è uno strumento progettato per promuovere il consenso tra i genitori e ridurre le dispute, facilitando la cooperazione sulle decisioni inerenti la vita dei figli e può; il piano può  variare in termini di complessità e struttura a seconda del livello di conflittualità della coppia  genitoriale e delle necessità della famiglia.

 

In situazioni di alta conflittualità nella redazione e nell’implementazione del piano genitoriale i genitori possono farsi assistere dal coordinatore genitoriale aiutando a risolvere le dispute in modo pacifico e collaborativo;

 

il piano genitoriale è uno strumento piuttosto flessibile, può essere adattato nel tempo in base alle esigenze mutevoli dei figli e delle famiglie.

I genitori possono rivedere il piano in accordo reciproco o con l’assistenza del coordinatore genitor.

 

Le differenze principali tra un piano genitoriale standard e un piano genitoriale altamente strutturato sono che:

 

il piano genitoriale standard è generalmente più flessibile e meno dettagliato, adatto a situazioni in contesti di bassa conflittualità in cui i genitori sono in grado di comunicare e collaborare efficacemente, condividono una visione comune per il benessere dei figli;

il piano genitoriale standard copre gli aspetti principali della custodia e della gestione dei figli, la residenza abituale, i tempi di visita, le responsabilità decisionali e consente ai genitori -in  un approccio collaborativo – di adattare gli accordi in base alle circostanze mutevoli;

 

il piano genitoriale altamente strutturato è documento più dettagliato di quello standard, utilizzato per definire in modo preciso gli accordi di cura e gestione dei figli nei contesti di separazione o divorzio  ad alta conflittualità;

 

può essere un importante strumento legale e pratico per assicurare che i bisogni dei figli siano adeguatamente soddisfatti;

 

offre meno spazio all’adattamento spontaneo, poiché progettato in contesti familiari complessi in cui è necessario prevenire dispute; un  mezzo per mantenere ordine e prevedibilità, assicurando che i bisogni dei figli siano prioritari;

 

include dettagli specifici su tutti gli aspetti della vita dei figli, la residenza principale, i tempi di visita, le vacanze, le decisioni educative e sanitarie, le modalità di comunicazione tra genitori, i dettagli degli accordi sulle responsabilità condivise dai genitori;

 

fornisce regole di gestione quotidiana e a lungo termine dei figli, linee guida per evitare ambiguità e conflitti, stabilendo in anticipo come gestire situazioni potenziali di disaccordo;

 

A differenza dei piani più generici, il piano strutturato offre meno flessibilità dei piani meno dettagliati, cerca di coprire tutte le eventualità con disposizioni per la revisione periodica e l’adattamento alle esigenze mutevoli dei figli;

 

La sofferenza genitoriale che in molti procedimenti separativi   porta spesso ad azioni contrastanti con l’interesse dei minori, che vengono coinvolti e resi adulti.

 

Sono atteggiamenti genitoriali che trovano rilevanza giuridica nei cosiddetti comportamenti contrastanti con gli interessi e i diritti dei figli rinvenibili, in prospettiva civilistica, nei provvedimenti in caso di adempimenti e violazioni di cui all’art. 709-ter c.p.c.  – ed in prospettiva penalistica, nei reati di maltrattamento in famiglia di cui all’art. 572 c.p.

 

La separazione genitoriale implica per i figli in se una frattura, una  fatica, una  sofferenza che  spesso sono travolti dalle posizioni aspre di antagonismo reciproco tra le figure genitoriali percepite dal figlio che possono produrre effetti negativi sulla sua serenità.

 

Durante il mio mandato   di Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria molti i conflitti genitoriali di cui mi sn occupata che travolgevano i minori, a scrivermi spesso erano i ragazzi, i miei interventi sono stati ovviamente  a tutela di questi bambini triangolati, strumentalizzati, a volte inconsapevolmente, dai genitori che riversavano su di loro   il vissuto conflittuale delle separazioni lasciando uno spazio residuale se non assente con  gravi rischi per lo sviluppo evolutivo dei figli  i quali  invece se guidati hanno le risorse per elaborare e ricomporre quell’ordine infranto dalla  separazione.

E’ un punto specifico questo : l’importanza cioè di riconoscere per far  elaborare i vissuti emotivi legati alla separazione, sia per i genitori che per i figli  per prevenire disagio e sofferenza dei ragazzi e gestire i rapporti con la famiglia allargata e altre figure di riferimento per questo oramai da diversi anni sono sorti i gruppi di parola promossi dall’università cattolica del Sacro Cuore e dell’AGIA che ha prodotto un documento su 10 diritti dei figli nella separazione dei genitori , i gruppi di parola  sono spazi dedicati ai figli di genitori separati di età compresa tra 6 e 12 anni che mirano a fornire un contesto di ascolto e scambio reciproco sui sentimenti riguardo alla separazione dei genitori e condividerli con i coetanei in situazioni simili aiutandoli a comprendere ed affrontare i cambiamenti familiari e normalizzare le loro emozioni in un ambiente strutturato riducendo il senso di isolamento e solitudine

verso un adattamento alle nuove dinamiche della vita.

 

I gruppi sono condotti da professionisti qualificati e  strutturati con

momenti di riflessione individuale e collettiva, attività ludiche, discussioni guidate con una durata di alcune settimane ed  incontri settimanali  che migliorano le capacità di gestire  lo stress e l’ansia della separazione e rafforzano il senso di appartenenza;

 

i gruppi affrontano i cambiamenti nella vita quotidiana, le relazioni con i genitori e i nuovi partner, le aspettative future; vengono esplorate paure, speranze, desideri dei bambini in relazione alla nuova configurazione familiare

 

Nell’avviarmi alla conclusione per rafforzare il ruolo della figura di coordinatore genitoriale è stata segnalata dai professionisti l’esigenza di una maggiore chiarezza nella normativa, nei dettagli operativi, nelle competenze richieste ai coordinatori genitoriali per introdurre un sistema di certificazione obbligatoria con criteri uniformi sulle qualifiche accademiche e professionali necessarie;

 

per lo sviluppo di   programmi di formazione continua obbligatori e di aggiornamento delle tecniche per meglio delineare le funzioni principali e i limiti dell’intervento;

 

è sollecitato il monitoraggio sull’efficacia degli interventi che è ritenuto cruciale per la qualità delle pratiche, per individuare rapidamente eventuali problemi, consentire interventi correttivi, valutare e migliorare la qualità  degli interventi , identificare best practics tra i coordinatori, e diffonderle, garantire una migliore comprensione alle famiglie dell’efficacia dell’intervento di coordinazione aumentando fiducia nel processo;

 

Attraverso i risultati del monitoraggio si può stimolare l’innovazione per incoraggiare nuove tecniche per migliorare l’efficacia degli interventi.

Ecco perché iniziative del livello di questa dell’ANFI per confronti tra  addetti e  figure specialistiche sono encomiabili per ipotesi  da presentare nelle sedi deputate.