In Calabria la campagna elettorale entra nel vivo, ma a segnare il ritmo non sono soltanto programmi e proposte: a fare notizia è la ripetuta assenza dal dibattito pubblico del candidato presidente del centrosinistra sostenuto dal Movimento 5 Stelle. Per la terza volta, infatti, ha scelto di non presentarsi a un confronto con gli altri sfidanti: l’attuale presidente uscente del centrodestra e il candidato di Potere al Popolo.
La democrazia si nutre di confronto. Non è un dettaglio formale, ma il cuore stesso di una competizione elettorale. È nello spazio del dibattito pubblico che gli elettori possono misurare non solo i contenuti dei programmi, ma anche la capacità dei candidati di sostenere le proprie idee, di rispondere alle critiche, di offrire una visione convincente e concreta per il futuro della regione.
Evitare questi momenti significa sottrarre ai cittadini un diritto fondamentale: quello di assistere a una dialettica aperta e trasparente tra chi aspira a governare. Significa, di fatto, indebolire il processo democratico, riducendolo a un monologo autoreferenziale fatto di slogan e comunicati stampa.
La politica non è solo esposizione di promesse: è confronto diretto, anche acceso, ma necessario. È lì che si misura la credibilità di una leadership. L’assenza sistematica, ripetuta, finisce invece per trasmettere un segnale di debolezza, di chiusura, o peggio ancora di disinteresse verso quel patto di fiducia che ogni candidato dovrebbe stringere con i cittadini.
In una regione come la Calabria, segnata da fragilità sociali, economiche e istituzionali, il rispetto verso l’elettorato dovrebbe manifestarsi innanzitutto nella disponibilità a mettersi in gioco, senza sottrarsi. Non basta proporsi come alternativa: bisogna dimostrarlo pubblicamente, accettando il confronto con gli avversari e con i cittadini che guardano e ascoltano.
Le assenze non sono mai neutre. In politica pesano, e rischiano di lasciare un vuoto che i calabresi – ancora una volta – sono costretti a colmare da soli.
