Posted on

Il quadro politico calabrese, nel crotonese, restituisce oggi un’immagine fortemente asimmetrica tra centrodestra e centrosinistra.

Il centrodestra a Crotone si è confermato solido non soltanto per la capacità di presentarsi come blocco coeso ma anche per l’efficace costruzione di una vera e propria filiera istituzionale che collega Regione, Provincia e Comune.

Un ruolo significativo in questo assetto è rappresentato da Sergio Ferrari, presidente della provincia pitagorica e primo eletto nel collegio interprovinciale Catanzaro–Vibo–Crotone: la sua affermazione ha testimoniato la capacità del centrodestra di esprimere una classe dirigente competitiva anche in un territorio tradizionalmente complesso e frammentato.

A ciò si aggiunge la scelta politica del sindaco di Crotone, eletto come civico di area ambientalista – progressista  che di recente ha stretto un’alleanza con i rappresentanti di Regione e Provincia  che Lui afferma  avere fatto nell’interesse della città capoluogo. Un patto  che  nato al di fuori degli schemi partitici tradizionali, rafforza di fatto il collegamento istituzionale con il centrodestra regionale, consolidando il peso e la capacità di incidere sulle scelte amministrative.

Questa filiera istituzionale integrata, che va dalla Regione fino al Comune passando per la Provincia, offre al centrodestra un vantaggio competitivo rilevante: garantisce stabilità, continuità e la possibilità di presentarsi come interlocutore unico e affidabile nei confronti del territorio, degli elettori e degli attori sociali.

Un ruolo centrale quello svolto dal presidente Occhiuto, che ha ,oggettivamente, mostrato particolare attenzione verso Crotone. Tra i risultati più significativi la riapertura del volo per Roma,  la gestione della vertenza Abramo, il rilancio del polo universitario, il previsto rafforzamento della dorsale di trasporto su gomma della 106, una molteplicità di finanziamenti erogati e in itinere. Interventi che hanno rafforzato la percezione di una vicinanza istituzionale concreta e costante, contribuendo a consolidare il rapporto di fiducia con la comunità locale.

A fronte della stabilità del centrodestra, il centrosinistra continua a mostrare segni evidenti di fragilità, non solo organizzativa ma anche culturale e identitaria.

Il Partito Democratico di Crotone è stato segnato negli ultimi anni da commissariamenti, sia a livello regionale che provinciale, imposti dall’esterno. Commissari di altre aree, privi di conoscenza della realtà crotonese, senza riferimenti concreti nella società locale, hanno gestito il partito in contemporanea, producendo un ulteriore indebolimento della vita interna e un distacco crescente dalla comunità.

L’esito di questa fase è stato l’emergere di una nuova e giovane rappresentanza politica locale al quanto fragile, priva di solide basi territoriali. L’attuale segretario provinciale, appena trentenne e proveniente da un piccolo centro della provincia, appare avulso rispetto alla complessità politica e sociale della città capoluogo e di una provincia articolata in 26 comuni, dei quali solo un paio  superano i 10.000 abitanti. Una condizione che limita la sua capacità di rappresentanza e di radicamento.

A questa fragilità si è aggiunta la scelta di un capogruppo consiliare transitato da altra lista elettorale, senza una reale conoscenza della storia, delle radici, della composizione del partito. Una decisione che ha ulteriormente indebolito il PD, aggravata dalla circostanza di vincoli familiari che cozzano con il profilo antimafia del partito e  di due grandi suoi esponenti  come Pio La Torre e Piersanti Mattarella. In un territorio segnato dal peso della criminalità organizzata, certi silenzi, comportamenti ambigui, il far finta di nulla di dirigenti non solo del PD  ma dell’intero campo largo che non commentano nè  intervengono ignorando  il messaggio negativo che ne può derivare e  che mina la capacità del PD di presentarsi come forza credibile di rigenerazione e trasparenza.

Accanto al PD, il Movimento 5 Stelle continua a vivere una parabola discendente. Dopo il boom registrato alle elezioni politiche, il Movimento oggi mostra difficoltà a tradurre quel consenso in un radicamento territoriale stabile. Nonostante ciò, a Crotone il Movimento 5 Stelle riesce ancora a sopravanzare il PD, segnalando la crisi profonda dei democratici, che pure hanno alle spalle una radice storica forte: dal PCI al PDS, dai DS fino al PD. Una tradizione che ha rappresentato una forza di governo sin dal dopoguerra, con solide basi popolari e culturali, oggi però smarrite in una crisi di rappresentanza che lascia spazio ad altri attori.

Questa divergenza tra il peso storico del PD e la fragilità della sua presenza attuale da un lato, e il calo del M5S dopo una fase di espansione straordinaria dall’altro, mette in luce l’incapacità del centrosinistra di proporsi come polo coeso e credibile.

Concludendo, se il centrodestra si affida alla continuità e alla forza della filiera istituzionale per consolidare la propria posizione, il centrosinistra resta prigioniero delle proprie fragilità. La sfida per il futuro passa dalla capacità del PD e del M5S di ricostruire radici, alleanze e credibilità, tornando a coinvolgere la società civile in un progetto condiviso. Senza questa svolta la Calabria, e Crotone in particolare saranno  territori dove la continuità del centrodestra si rafforzerà proprio a causa delle debolezze del centrosinistra.