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Memorie di una matricola al Corso di Laurea  in Giurisprudenza della libera università di Catanzaro A.A. 1972/73.  Un cammino tra difficoltà e riscatto, la lunga strada verso l’Università Magna Grecia. 30 giugno 2026

di Marilina Intrieri

Ho letto con interesse della presentazione del volume dedicato alla nascita dell’Università di Catanzaro , il 27 giugno nell’ Auditorium  “Venuta”  e al percorso  che ha portato alla statizzazione della Facoltà di Medicina.

Una iniziativa meritoria che restituisce memoria  a una pagina fondamentale della storia universitaria calabrese.

 

A quella memoria desidero aggiungere il ricordo di quel  1972, con la nascita della Libera Università di Catanzaro e di noi  matricole al CdL in Giurisprudenza.

Una storia la nostra che appartiene  alle prime radici dell’Università catanzarese che  merita anch’essa di essere ricordata.

 

L’attivazione di studi universitari a Catanzaro nell’anno del diploma   fu vissuta dai giovani calabresi come un evento storico: una promessa di modernità, di riscatto e di giustizia territoriale per il nuovo capoluogo della Regione.

Quegli studenti che pur  condividendo gli stessi ideali e le stesse speranze di quelli di medicina, anni dopo,  conoscemmo però un destino diverso.

 

Avevamo da poco alle spalle i drammatici moti di Reggio Calabria del 1970, da noi osservati con inquietudine ma anche con profonda partecipazione civile e l’apertura di una sede universitaria nel cuore delle istituzioni regionali, nel capoluogo di regione, ci appariva come un segno di riconciliazione con le aspettative di una terra troppo a lungo rimasta ai margini.

 

Noi matricole del primo anno accademico 1972-1973 promosso dalla Libera Università di Catanzaro per i corsi di laurea in giurisprudenza, scienze politiche e magistero non eravamo solo studenti, eravamo parte di una generazione attraversata dai fermenti del ’68, dall’emancipazione femminile, da un forte desiderio di partecipazione democratica.

 

Scegliemmo Catanzaro credendoci.

Io stessa, figlia di due professionisti, avrei potuto raggiungere  i miei fratelli studenti a Roma o iscrivermi all’università di Cosenza alla quale ero stata ammessa in quell’anno che anch’essa avviava i suoi primi corsi.

Invece mi iscrissi  al Corso di Laurea in Giurisprudenza di Catanzaro affidato a prestigiosi docenti  dell’università di Messina , primo tra tutti Angelo Falzea, maestro insigne del diritto privato e dell’introduzione alle scienze giuridiche.

 

In quella scelta ebbe un ruolo importante mia Madre, dottoressa in Giurisprudenza nel 1941, all’università di Napoli in un’epoca in cui  lo studio del diritto era ancora considerato  una cosa da uomini. Fu grazie al suo incoraggiamento che decisi di restare in Calabria.

Iscrivermi a Catanzaro significò, per me, contribuire alla  costruzione di una nuova istituzione universitaria nella mia terra, esserne parte.

 

La Libera Università di Catanzaro fu promossa da un consorzio locale di enti pubblici e privati con l’obiettivo di creare una sede universitaria in previsione del riconoscimento futuro di un Ateneo autonomo nel capoluogo di Regione.

La scelta rispondeva a un mio interesse. Mi affascinava lo studio del diritto e seguivo con interesse  le prime battaglie civili e le rivendicazioni dei diritti delle donne. Ambiti  diversi, ma accomunati dalla stessa tensione verso la giustizia, l’eguaglianza, la dignità della persona.

Erano anni attraversati  dal vento delle rivoluzioni giovanile e femminile  che ponevano al Paese nuove domande di libertà, uguaglianza e partecipazione.

L’istituzione in quel 1972 della libera Università di Catanzaro accanto all’Ateneo di Cosenza segnò una svolta storica per la Calabria.

Fino a quell’anno  la  Calabria era, con la Basilicata e la Val D’Aosta  le uniche regioni italiane a non disporre di un sistema universitario proprio con pesanti conseguenze soprattutto per i giovani provenienti da famiglie meno abbienti e in modo particolare per le ragazze.

Quelle  nuove sedi universitarie aprirono le porte dell’istruzione superiore a migliaia di giovani ,soprattutto donne. Fu l’inizio di un processo culturale e sociale  destinato a trasformare profondamente la Calabria.

Ricordo il discorso appassionato di saluto del Magnifico Rettore dell’università di  Cosenza Beniamino Andreatta a noi matricole ammesse a quel primo anno.

Ci sentimmo subito parte di quel  percorso di emancipazione e di protagonismo culturale che avrebbe abbattuto le barriere di genere, aprendo la via a nuove carriere professionali e a un cammino di affermazione delle donne negli studi e nelle università.

In quegli anni ’70, in Calabria le laureate erano ancora una minoranza, le ragazze, anche di famiglie abbienti, fino ad allora, subivano molto i fortissimi i vincoli culturali e familiari verso  un modello sociale che ancora considerava “sconveniente” o “imprudente” che una figlia andasse fuori a studiare, lontana da casa senza la protezione del contesto familiare.

La presenza delle prime Facoltà a Cosenza e a Catanzaro costituì un vero motore di emancipazione sociale e culturale che rese possibile l’accesso massiccio di tanti giovani e donne all’università.

Fu un passaggio storico che toccò in profondità il tessuto sociale, le nuove istituzioni accademiche funsero da strumento di riscatto per un diritto concreto, capace di cambiare il volto della nostra terra.

Ancora oggi l’Italia resta agli ultimi posti, in Europa, per numero di laureati. È il segno di un ritardo strutturale che pesa sullo sviluppo culturale ed economico del Paese.

Ricordare quella stagione non è solo un omaggio alla memoria ma un invito a proseguire la battaglia per il diritto allo studio e per un’università pubblica in Calabria sempre più diffusa, accessibile, solidale.

LE SEDI PROVVISORIE E LE PRIME LOTTE 

Fui una delle circa 500 matricole iscritte a Catanzaro, in quel primo anno accademico 1972/73.Il corso di laurea, in giurisprudenza, fu il primo ad attivarsi.

 

Le aule erano in via San Brunone da Colonia, ospiti in un’ala del Seminario teologico San Pio X, in alcuni locali adattati all’occorrenza. Mancavano biblioteche, servizi, aule universitarie vere e proprie. Non mancavano però l’entusiasmo e la convinzione di partecipare a un’impresa grande destinata a cambiare il futuro della Calabria.

Ad accoglierci a Catanzaro in Università c’erano Piero Canino e Ugo Comberiati, responsabili amministrativi dei corsi di laurea, sempre disponibili  a orientarci,  ad aiutarci in una realtà ancora tutta da costruire. Studiavamo tra banchi presi in prestito, dispense ciclostilate  e fotocopie senza mai cedere alla disillusione.

In quei luoghi si formò, in quegli anni, una comunità viva di studenti, docenti, amministratori, cittadini, tutti animati da un forte senso di missione collettiva.

Ero consapevole che l’iscrizione a Catanzaro fosse una scelta non priva di rischi: un corso promosso da una Libera Università significava affrontare incertezze e incognite, che il nostro percorso sarebbe stato accidentato, come poi lo fu, ma  a guidarci c’era qualcosa di più forte: il vento dei movimenti giovanili e femminili che spirava anche su di noi animati da un’ansia civile di partecipazione e da un bisogno di radicamento nella nostra terra.

Non pochi di noi ci impegnammo in politica e nelle istituzioni in quegli anni e in quelli successivi.

LE MOBILITAZIONI E LA GRANDE DELUSIONE

La Libera Università di Catanzaro rappresentò un banco di prova decisivo. Noi primi iscritti di Giurisprudenza vivemmo un’esperienza pionieristica, priva di certezze e di garanzie.

E i nostri studi, successivamente, non ottennero il riconoscimento dello Stato  ma quella nostra battaglia contribuì molto a rendere irreversibile la richiesta di una vera università pubblica a Catanzaro.

Infatti, successivamente, il percorso della facoltà di Medicina trovò, negli anni ,un positivo consolidamento, Diversa la nostra sorte di prime  matricole di Giurisprudenza.

I nostri studi non furono riconosciuti, le nostre speranze andarono deluse. Le nostre battaglie non bastarono a ottenere il riconoscimento degli studi già compiuti e fummo costretti a ricominciare, completamente da capo, altrove.

Tra il 1973 e il 1975 avevamo continuato a sostenere gli esami senza rinunciare  a difendere il nostro futuro.

Organizzammo manifestazioni, scioperi, assemblee, incontri  pubblici. Chiedevamo il riconoscimento legale del corso di laurea, la validità  degli esami sostenuti,  il diritto al riconoscimento del nostro percorso di studi.

Nel 1975, con un corteo di automobili  messe a disposizione da chi tra  noi ne possedeva una , raggiungemmo la sede della Regione a Santa Maria. Fummo ricevuti dal presidente della Regione, On. Aldo Ferrara. Quel  confronto si svolse in un clima di un profondo rispetto,  carico di attese.  Ma la risposta che seguì fu devastante.

Ci venne comunicato che il corso di Giurisprudenza non sarebbe stato riconosciuto. Fummo, successivamente, invitati  a reiscriverci ai corsi di Laurea  di Messina, senza che gli  esami sostenuti ci  venissero riconosciuti, avremmo dovuto  ripeterli se pur già sostenuti con docenti di quell’Ateneo,  le nostre speranze andarono definitivamente  deluse. Fu una ferita davvero profonda.

Quel primo nucleo di studenti così unito nei primi  anni  si disperse. Chi si trasferì, chi rinunciò agli studi, chi dovette privilegiare il lavoro e la famiglia.  In tutti noi rimase la consapevolezza  di aver subito  una profonda ingiustizia.

Anche io proseguii  e conclusi altrove il mio percorso universitario in Giurisprudenza  portando con me, per anni, il peso di quella vicenda ma non rinunciai a perseguire il mio progetto.

Studiare a Catanzaro, nel cuore della mia terra, era stato un sogno, un gesto di passione civile ma anche un gran dolore.

L’esperimento del consorzio per la libera università di Catanzaro non aveva avuto successo e cessò, lasciando senza corsi di studi circa mille studenti, alcuni rinunciarono a proseguire, altri ripartimmo affrontando  gli studi altrove.

Il seme gettato in quel  1972 da quella comunità studentesca comunque fiorì negli anni successivi aprendo la strada a migliaia di giovani che, dopo di loro, poterono finalmente laurearsi senza lasciare la propria terra.

Furono quelle battaglie sostenute da una coscienza collettiva che contribuirono a creare quel clima politico e culturale che portò al riconoscimento pieno, negli anni successivi, dell’ateneo catanzarese e alla nascita di una vera università di Stato

LA FONDAZIONE E I PROMOTORI

Cessata, nel 1979, l’esperienza della libera università di Catanzaro, divenne operativo il Consorzio per la promozione della cultura e degli studi universitari di Catanzaro.

A guidarlo fu il Presidente Salvatore Blasco, figura di grande autorevolezza istituzionale  e morale il cui impegno contribuì, in modo decisivo,  a porre le basi di un insediamento universitario stabile nel capoluogo.

La sua guida diede credibilità al progetto che  ottenne i primi sostegni pubblici. Parlamentari, politici locali, dirigenti regionali sostennero l’avvio in un quadro normativo ancora in formazione. Al presidente Blasco è intitolata oggi una delle aule didattiche dell’Ateneo.

 

Il RICONOSCIMENTO E LA NASCITA DELL’UMG

Servirono molti anni per giungere alla piena legittimazione e solo alla fine degli anni ’90 si compì il percorso istituzionale con l’Università degli Studi “Magna Græcia” di Catanzaro (UMG), Ateneo statale moderno, integrato nel sistema nazionale e con una forte vocazione scientifica e medica.

Ricordo con emozione l’inaugurazione dell’ anno accademico dell’UMG, cui presi parte da  Consigliera Regionale, alla guida il prof. Salvatore Venuta, primo Rettore, figura colta e appassionata, capace di unire visione e umanità.

Era il segno che anche il contributo di noi matricole del 1972, non era stato vano.

Anni dopo, nel 2004, incontrai nuovamente il Magnifico Rettore Salvatore Venuta. Ero divenuta, nel frattempo, presidente del Consorzio per la promozione della cultura e degli studi universitari di Crotone promosso da regione, comune, provincia. Chiesi al Rettore Venuta il sostegno per l’attivazione di un corso di laurea in Giurisprudenza nella mia città, segnata da una profonda crisi occupazionale  e con un forte bisogno di opportunità per i giovani. Quel sostegno, purtroppo, non arrivò.

Fu l’Università di Camerino invece che generosamente accolse il nostro progetto. Grazie a quella collaborazione, il Consorzio universitario di Crotone, da me presieduto, riuscì ad attivare, insieme ad altri Atenei e istituzioni di alta formazione, diversi corsi universitari che coinvolsero circa mille studenti, confermando quanto fosse forte il bisogno di formazione universitaria in quel territorio.

UNA EREDITA’ DA TRASMETTERE

Non va  rimossa la memoria di quella generazione di studenti che, nel 1972, scelse di restare e lottare e non ebbe riconosciuti  esami, con sogni sospesi e carriere riavviate altrove. Sacrifici che sono certo alla base di quell’edificio che oggi regge la formazione di migliaia di studenti calabresi che  possono finalmente laurearsi senza emigrare.

 

Non posso concludere senza ricordare con gratitudine gli onorevoli  Francesco Bova, Elio Tiriolo, Ernesto Pucci, Fausto Bisantis, Mario Tassone, Mario Casalinuovo,  Carmelo   Pujia, Angelo  Donato, Guido Rhodio, altri  che si batterono per il riconoscimento dell’Ateneo catanzarese. Fu grazie al loro impegno che l’Università nacque e si consolidò  istituzionalmente.

 

Ho voluto ricordare questa storia fatta di speranza, rabbia, impegno e dignità che andrebbe raccontata agli studenti, nelle scuole, nelle aule universitarie, anche nelle istituzioni. Perché chi oggi entra all’Università di Catanzaro sappia che quelle aule furono volute, pensate e difese da chi, più di mezzo secolo fa, sognava un Sud colto, giusto e libero.

In quella scelta di noi studenti di restare, in fondo ci fu  la nostra laurea civile.

 

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