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31.10.2025

LEGGE DI MODIFICA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO APPROVATA IN QUARTA LETTURA.

PAROLA AL REFERENDUM

MARILINA INTRIERI

Il Parlamento ha oggi compiuto un passo di grande portata sul piano istituzionale: ha approvato, in ultima lettura, la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere fra magistratura requirente e magistratura giudicante, prevede due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) con membri in parte sorteggiati e l’Alta Corte disciplinare per sanzionare i magistrati per illeciti professionali. La riforma   è stata approvata al Senato con 112 voti a favore.

Le opposizioni hanno protestato in aula e l’ANM ha sottolineato che la  riforma altererebbe l’assetto dei poteri disegnato dai costituenti metterebbe in pericolo la piena realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge non renderebbe  la giustizia più rapida o più efficiente e rischierebbe  di triplicare i costi con lo sdoppiamento del CSM.

I sostenitori della riforma sottolineano che la netta separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante rappresenta un passo avanti verso una giustizia più equilibrata e trasparente. L’obiettivo è evitare qualsiasi commistione di ruoli o condizionamento reciproco tra chi esercita l’azione penale e chi deve giudicare, garantendo così un più. Alto grado di imparzialità

Secondo questa impostazione, la distinzione dei percorsi professionali e dei rispettivi organi di autogoverno consentirà una maggiore responsabilità individuale dei magistrati e una più chiara percezione di indipendenza agli occhi dei cittadini. In questo modo, la riforma punta a rafforzare la fiducia pubblica nella giustizia, oggi spesso minata da sospetti di corporativismo e autoreferenzialità

Inoltre, la previsione di due Consigli Superiori della Magistratura – distinti ma entrambi parzialmente formati tramite sorteggio – mira a ridurre il peso delle correnti interne e delle logiche di appartenenza, promuovendo criteri meritocratici e trasparenti nelle nomine e nelle carriere.

La creazione di un’Alta Corte disciplinare autonoma è vista come un ulteriore presidio di equilibrio istituzionale: separare la funzione disciplinare da quella di governo interno della magistratura contribuisce a garantire decisioni più terze e prive di conflitti di interesse

In sintesi, per i favorevoli si tratta di una riforma che non indebolisce la magistratura, ma ne rafforza l’autorevolezza, restituendo centralità al principio di terzietà del giudice e di effettiva parità tra accusa e difesa.

Il prossimo, decisivo  capitolo sarà il referendum confermativo.

La riforma per le opposizioni è solo un’operazione tecnica di riassetto istituzionale e non realizza un salto in avanti nella qualità del servizio giustizia.

Ora si apre una fase delicata per il Paese: Governo e  maggioranza devono dimostrare che il passaggio al referendum non sarà una resa dei conti politica ma la conclusione di un percorso costruttivo e trasparente. L’opposizione ha la responsabilità di trasformare le critiche in proposte alternative concrete, e non solo un blocco d’ostruzione.

Infine i cittadini italiani che saranno chiamati a votare devono poter disporre di un’informazione chiara, approfondita e non propagandistica: perché la scelta che faranno non riguarda un solo governo o una sola maggioranza, ma la fiducia nel sistema giustizia e, con essa, nella tenuta della democrazia.

In un momento in cui la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura sono al centro del dibattito, l’Italia è chiamata a decidere non solo come si giudica, ma da chi e in che modo.